Il TAR del Lazio, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, ha annullato la Circolare del Ministero dell’Interno n. 557/ST/221.3.1.0 del 18 novembre 2024, che imponeva ai gestori di strutture ricettive extralberghiere l’obbligo di riconoscere “de visu” – ovvero fisicamente – l’identità degli ospiti. Un provvedimento contestato fin dalla sua emanazione e ora ritenuto dal giudice amministrativo illegittimo per eccesso di potere e violazione del principio di proporzionalità.
Nel merito, il TAR ha fondato la propria decisione su due profili centrali:
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L’introduzione di un obbligo di identificazione in presenza risulta in contrasto con la riforma del 2011, che ha inteso semplificare gli adempimenti amministrativi per imprese e cittadini.
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Il provvedimento impugnato non è sufficientemente giustificato: l’aggravio operativo non è accompagnato da dati oggettivi che dimostrino la sua efficacia nel contrastare fenomeni illegali. Come ribadito nella sentenza, ogni intervento limitativo delle libertà individuali e imprenditoriali deve fondarsi su un’adeguata istruttoria e rispettare il principio di proporzionalità.
A commentare con soddisfazione la decisione è AIGAB – Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, che si era battuta sin dall’inizio contro l’imposizione dell’identificazione obbligatoria in presenza:“Siamo già in contatto con il Governo e con il Viminale, con il quale il dialogo non si è mai interrotto in questi mesi” – dichiara l’associazione – “condividendo il nostro know-how al fine di validare con urgenza il riconoscimento degli ospiti da remoto tramite processi tecnologici, alternativa sicura, già in uso e sulla quale i gestori professionali hanno investito ingenti risorse.”
AIGAB richiama inoltre l’attenzione sulle conseguenze pratiche che la circolare aveva prodotto nei territori:“Auspichiamo che il principio di proporzionalità ispiri ora anche le amministrazioni locali, molte delle quali hanno abusato del contenuto della circolare, emanando regolamenti restrittivi che oggi decadono con effetto diretto. Tali disposizioni hanno causato disagi, costi e incertezza normativa a centinaia di migliaia di famiglie e imprenditori.”
La sentenza segna dunque un punto fermo nell’equilibrio tra sicurezza e semplificazione amministrativa, rilanciando la necessità di norme tecnologicamente evolute, efficaci e sostenibili per il settore dell’accoglienza breve.
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