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Agevolazione fiscali in condominio: e ora cosa succederà?

Agevolazione fiscali in condominio: e ora cosa succederà?

In un paese pieno di “furbetti”, prima di mettere in campo una norma del genere si sarebbero dovuti prevedere gli scenari cui si rischiava di andare incontro, come peraltro puntualmente verificatosi

Trentaquattro mesi e quattro governi sono stati necessari per comprendere che il meccanismo della cessione del credito e dello sconto in fattura – pensati come opzioni alternative alla fruizione diretta del diritto alla detrazione – così come concepiti con il Decreto Rilancio del maggio 2020 non potevano funzionare.

Per la verità già il precedente governo Draghi aveva espresso forti perplessità ma anche contrarietà al meccanismo messo in piedi, ma si era limitato a cercare di porvi rimedio introducendo dei correttivi che non potevano risolvere a pieno il problema, semmai renderne più complicata la fruizione (con il chiaro intento di scoraggiare il ricorso a tali formule). Per non parlare delle oltre trenta modifiche apportate alla norma in appena un biennio, segno inequivocabile di una Legge concepita male ed attuata peggio che ha dato chiari segni di claudicazione sin dal principio.

In un paese storicamente e tradizionalmente – sin dai tempi degli antichi romani – pieno di “furbetti”, prima di mettere in campo una norma del genere si sarebbero dovuti prevedere gli scenari cui si rischiava di andare incontro, come peraltro puntualmente verificatosi. Seppur animato dalle migliori intenzioni – con occhio attento al rilancio di uno dei poli portanti dell’economia del paese, in un momento di crisi determinato dallo sciagurato avvento della pandemia – il disposto normativo in questione ha subito la miopia di un governo che, sanza tenere conto delle più che fondate osservazioni degli addetti ai lavori, non è riuscito a immaginare quanto sarebbe accaduto. E da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di modifiche alla normativa nel tentativo di “aggiustare il tiro”.

Ma così come formulate era più che lecito aspettarsi che le iniziali previsioni relative all’impegno di spesa – inizialmente stimato in nove miliardi su un periodo esteso sino al 2026 – sarebbero state facilmente superate da un impegno di spesa che ad oggi si aggira sui centodieci miliardi. E come è facile intuire al credito di qualcuno corrisponde sempre il debito di qualcun altro: in questo caso, dello Stato. E questo debito l’Europa all’Italia non lo riconosce. Dunque, oltre al “buco” generatosi, anche le reprimende di Bruxelles.

Col D.L. n° 11 del 16 febbraio 2023 l’attuale Governo ha disposto lo stop – con effetti immediati – alle cessioni del credito e allo sconto in fattura per tutti i bonus edilizi esistenti, fatti salvi i procedimenti già iniziati e in corso. Non solo: ha disposto anche il divieto per tutte le Pubbliche Amministrazioni di rilevare dai cessionari i crediti di imposta legati ai vari bonus come già fatto da alcune regioni ed allo studio di altre per compensare con lo Stato propri adempimenti e concedere capienza a banche e intermediari finanziari che sarebbero potute tornare ad accettare crediti disincagliando una situazione ormai bloccata da troppo tempo. Anche questo era facilmente prevedibile: la norma sin dall’inizio vietava alle Pubbliche Amministrazioni di fruire dei bonus; non era però previsto per gli Enti Pubblici il divieto di acquistare i crediti. Quindi, nel paese dei “furbetti”, se si trova la porta chiusa si entra dalla finestra.

E adesso? Quali scenari si prospettano? Imprese destinate al fallimento, crisi occupazionale nel settore (indotto incluso), ma soprattutto rischio concreto di contenziosi a mai finire della cui portata non si riesce neanche ad avere immaginazione. Ma per fortuna a breve entrerà in vigore la riforma Cartabia del processo civile, e quindi anche la gestione di questi paventati contenziosi, sarà affrontabile con indomito spirito italico.

                                                                                   Dr. Alessandro Di Francesco

                                                                       Direttore Centro Studi Nazionale BMItalia

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Alessandro Di Francesco

Alessandro Di Francesco (Palermo, 1965) è laureato in Economia ed ha svolto, per oltre venticinque anni, la professione di Amministratore di Condominio. Profondo conoscitore della materia, soprattutto nelle sue applicazioni in ambito fiscale, ha maturato nel tempo una notevole esperienza nel settore, occupando ruoli direttivi anche in altre associazioni di categoria, e partecipando, in qualità di relatore, a diversi eventi inerenti al mondo del condominio. Autore di numerosi articoli pubblicati dalla stampa specializzata e dell’opera in tre volumi il “Manuale dell’Amministratore”, insegna da oltre venticinque anni nei corsi di formazione e aggiornamento per amministratori di condominio. Ha fornito consulenza esterna a grosse realtà aziendali che operano nel settore delle amministrazioni immobiliari sull’intero territorio nazionale, ricoprendone all’interno l’incarico di Academy Headmaster e attualmente riveste il ruolo di Vicepresidente Nazionale di BMItalia | Associazione Nazionale Amministratori Immobiliari & Building Manager di cui è stato anche Direttore del Centro Studi Nazionale

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Una risposta a “Agevolazione fiscali in condominio: e ora cosa succederà?”

  1. Caro dottore, lei solo ora di accorge che il 110
    Era un rischio pazzesco modestamente l’avevo
    Capito dall’inizio il problema che lo stato
    Doveva intervenire subito cosi’ ha creato
    Solo l’illusione tanto e’ gratis, tanto non si paga
    Comunque la responsabilità maggiore e’ carico
    Degli amministratori che non hanno avvisato
    I condomini del rischio e dello stato mettendo un terzo della maggioranze per avviare i lavori
    Risultato prezzi alle stelle e’ condomini che rischiano di giocarsi l’appartamento grazie italia

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