Al condòmino moroso non toccate mai ascensore e acqua: la norma c’è, ma non si usa

Al condòmino moroso non toccate mai ascensore e acqua: la norma c’è, ma non si usa

Il Tribunale di Roma ha disposto pure il risarcimento a favore della condomina inadempiente cui era stato inibito l'uso dell'ascensore. Ma anche per l'acqua le cose non cambiano: il Tribunale di Bologna afferma l'essenzialità dell'erogazione idrica.

In caso di mora nel pagamento di contributi che si sia protratta per oltre un semestre, l’amministratore può sospendere il condòmino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato.

Così recita il testo dell’articolo 63 disp. att. cod. civ., e per questo molti condòmini chiedono insistentemente all’amministratore di turno che si faccia giustizia nei confronti dei morosi più incalliti.

Stanchi di dover sopportare le croniche inadempienze dei “soliti noti” rispetto al pagamento delle quote condominiali, i più precisi ed esigenti pretendono giustamente che “si faccia qualcosa” per porre fine alla più diffusa tipologia di ingiustizia fra comproprietari.

Inibire la fruizione dei servizi comuni “suscettibili di godimento separato” non è però impresa da poco, soprattutto quando entrano in gioco complicazioni – siano esse più o meno veritiere  – che incidono sulla salute e sul suo diritto costituzionalmente garantito.

È il caso di un condominio di Roma, citato in giudizio da una gentile signora che era stata privata dell’utilizzo dell’ascensore perché morosa, la quale chiedeva al Tribunale Capitolino l’immediata rimozione dei blocchi impostigli nonché il cospicuo risarcimento di ben diecimila euro per aver dovuto subire l’onta di salire le scale a piedi.

Tanto più – asseriva la condòmina – che le sue condizioni di salute l’avevano sottoposta a forte sforzo fisico, colpendola dunque su una limitazione dei propri movimenti anche e soprattutto per i carichi che aveva dovuto portare su e giù per i gradini.

Com’è andata a finire? Causa vinta per la morosa e condanna per il condominio.

Del resto – scrive il Tribunale di Roma nella sentenza 6353/2020 del 21.4.2020la facoltà riconosciuta al condominio e il suo diritto all’esazione dei contributi di spesa  devono essere contemperati con i diritti fondamentali della persona, costituzionalmente garantiti, alla vita e alla salute, di talché la sospensione di servizi essenziali può risultare comunque illegittima, se attuata con modalità che non tengano conto di tali valori primari.

E cosa dire della norma licenziata dallo Stato che inibisce il distacco dell’acqua effettuato senza opportune garanzie nei confronti del condòmino inadempiente?

Con decreto del 29.8.2016Disposizioni in materia di contenimento della morosità del servizio idrico integrato – il legislatore ha disposto che ai soggetti indigenti risultanti morosi è necessario garantire una fornitura giornaliera di cinquanta litri pro capite.

Una questione poi sottoposta anche all’attenzione del Tribunale di Bologna, che nel corpo di un’ordinanza del 15.9.2017 ha specificato tout court – pur ritenendo pacifica la morosità della condòmina, con la conseguenza che sussistevano, senza dubbio, i presupposti per applicare l’art. 63, comma 3, disp. att.cod.civ., come il servizio idrico debba considerarsi un servizio essenziale e perciò deve essere garantito anche in caso di morosità. 

Dunque – pur in presenza delle prescrizioni di cui all’articolo 63, comma 3, disp. att. cod.civ. – i danni economici alle compagini condominiali arrecati dai morosi incalliti si possono davvero contrastare?

Difficile, ove si consideri che all’inadempiente signora di Roma, costretta a salire e scendere sulle scale per via del dispositivo di limitazione nell’uso dell’ascensore, il Tribunale della Capitale ha riconosciuto “in via equitativa” pure il risarcimento del danno, quantificato in mille euro (e menomale, visto che ne aveva richiesti diecimila) sborsati dagli altri comproprietari “in regola” unitamente a una bella sommetta per l’aggiunta condanna al pagamento delle spese processuali.

Difficile, ove si consideri che anche l’Arera – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente  istituita un quarto di secolo fa per garantire la promozione della concorrenza e dell’efficienza dei servizi di pubblica utilità –  ha previsto indennizzi automatici da dieci a trenta euro nel caso in cui non vengano rispettate, in tutto o in parte, le procedure dettate in materia di regolamentazione della morosità nel servizio idrico integrato.

Diritti si, doveri forse. E se la logica è sempre la stessa, cioè quella che paga solo chi ha qualcosa da perdere, anche in condominio si può fare ben poco: la legge c’è, ma non si applica.

Morosità condominiali: i casi e le soluzioni

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