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Arriva la stretta sulle cessioni del credito. Pubblicato in Gazzetta il Decreto Sostegni ter.

Arriva la stretta sulle cessioni del credito. Pubblicato in Gazzetta il Decreto Sostegni ter.

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Decreto Sostegni ter. Cristallizzato il blocco delle cessioni del credito successive alla prima.

  • Nel caso di cessione del credito, non sono ammesse ulteriori cessioni successive alla prima.
  • I contratti stipulati in violazione di queste disposizioni sono nulli e la nuova disciplina si applicherà unicamente a partire dal prossimo sette febbraio 2022.
  • La circolazione illimitata dei crediti era stata accettata solo provvisoriamente e considerata come “un caso limite” rispetto al quale Eurostat

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 21 di oggi 27 gennaio 2022 il Decreto Sostegni ter, il cui articolo 28, di seguito integralmente riportato, cristallizza il blocco delle cessioni del credito successive alla prima, nelle ipotesi regolate dall’art. 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.

Questo il disposto dell’articolo 28: “1.  Al decreto-legge 19 maggio 2020, n.  34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, sono  apportate  le seguenti modificazioni: a) all’articolo 121, comma 1: 1) alla lettera a),  le  parole  «con  facoltà  di  successiva cessione del credito» sono sostituite dalle seguenti:  «cedibile  dai medesimi» e dopo le parole «gli altri intermediari  finanziari»  sono inserite le seguenti: «, senza facoltà di successiva cessione»; 2) alla lettera b) le parole  «,  con  facoltà  di  successiva cessione» sono soppresse e dopo le  parole  «gli  altri  intermediari finanziari»  sono  inserite  le  seguenti:  «,  senza   facoltà   di successiva cessione»; b)  all’articolo  122,  comma  1,   dopo   le   parole   «altri intermediari finanziari» sono inserite le seguenti: «, senza facoltà di successiva cessione»”.

E questo il testo integrato del nuovo primo comma dell’articolo 121 del Decreto Rilancio:1. I soggetti che sostengono, negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024, spese per gli interventi elencati al comma 2 possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante, alternativamente:

  1. a) per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, cedibile dai medesimiad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari senza facoltà di successiva cessione;
  2. b) per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari senza facoltà di successiva cessione.”

Pertanto, nell’ipotesi di sconto in fattura, l’impresa concedente potrà, a sua volta, cedere il credito ad altri soggetti, banche e ad intermediari finanziari, una sola volta.

Nel caso di cessione del credito, non sono ammesse ulteriori cessioni successive alla prima.

I contratti stipulati in violazione di queste disposizioni sono nulli e la nuova disciplina si applicherà unicamente a partire dal prossimo sette febbraio 2022.

Quali le motivazioni di una simile, ferma, scelta di campo del Governo, che non ha inteso modificare nulla del testo licenziato dall’ultimo Consiglio dei Ministri, nonostante le forti pressioni in tal senso provenienti da più parti nell’ambito dei settori maggiormente interessati alla vicenda e le inevitabili, negative, ripercussioni che si avranno in ambito Superbonus 110?

Il motivo della scelta? Probabilmente, la risposta è da ricercarsi nello scetticismo con cui Eurostat, ossia l’Ufficio Statistico dell’UE, aveva, da subito, accolto la normativa di favore legata alle agevolazioni fiscali di cui al Decreto Rilancio, valutata, di fatto, come destinata ad incidere direttamente, aggravandolo, sul bilancio già in deficit dello Stato.

Nella comunicazione inviata dalla Comunità Europea all’Istat nel giungo scorso, infatti, la circolazione illimitata dei crediti era stata accettata solo provvisoriamente e considerata come “un caso limite” rispetto al quale Eurostat si riservava successivi approfondimenti in sede di valutazione ulteriore, conseguente alla definitiva “sistemazione” del testo normativo.

La norma, che si inserisce nel solco già definito dal (poi abrogato) Decreto Antifrode, recepito nella finanziaria 2022, visti gli aumenti dei costi e l’allungamento dei tempi necessari ad avviare i cantieri che, inevitabilmente comporterà, è stata accolta con sostanziale disfavore dagli operatori del settore.

E se il Presidente dell’Ance, Gabriele Buia ha commentato “Con questa norma le imprese non sono in condizione di sapere prima quale sarà la risposta dalla banca alla richiesta di cessione; in molti casi potrebbe essere negativa” aggiungendo “Se ci sono pochi soggetti che possono ritirare il credito, siamo in un sistema oligopolistico. Questo porterà inevitabilmente a un aumento dei tassi di sconto delle banche”, gli ha fatto eco Bruno Panieri, direttore delle politiche economiche di Confartigianato.

Panieri ha osservato: “Si travolgono processi industriali e organizzativi messi in atto da imprese e professionisti per far funzionare meglio le cose. La logica, insomma, è sempre quella di dare addosso all’untore, basata su una presunzione di colpevolezza degli operatori e sulla mancanza di assunzione di responsabilità da parte della pubblica amministrazione”.

Resta da vedere quali saranno i risvolti pratici dei prossimi giorni, al fine di valutare le future scelte politiche.

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Aggiornamento Cessione crediti SOSTEGNI-TER

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Avv. Roberto Rizzo

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