In Italia gli ascensori non sono semplici mezzi di trasporto verticale: sono un simbolo del nostro modo di abitare. Con oltre 1,05 milioni di impianti installati, il nostro Paese detiene il primato europeo per numero di ascensori pro capite. Un dato che sorprende: c’è un ascensore ogni 26 abitanti, più che in Spagna, Francia o Germania. Questo perché il nostro patrimonio immobiliare è costituito in gran parte da condomini costruiti negli anni del boom edilizio, spesso senza spazi verdi o aree comuni: l’ascensore è rimasto uno dei pochi “luoghi sociali” condivisi.
Un microcosmo sociale verticale
Se i cortili erano il cuore della vita comunitaria del Novecento, oggi l’ascensore è il nuovo microcosmo condominiale. In pochi metri quadrati e in manciate di secondi si concentrano dinamiche di convivenza, cortesia, ma anche di conflitto.
Secondo una ricerca di ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari), il 18% delle segnalazioni che arrivano agli amministratori riguarda direttamente o indirettamente l’ascensore: guasti, turni di manutenzione, rumori, utilizzo improprio, spese non saldate.
La questione economica: un costo condiviso
Un ascensore condominiale costa in media tra i 15.000 e i 40.000 euro a seconda della tecnologia, a cui vanno aggiunti tra i 600 e i 1.200 euro annui di manutenzione ordinaria. Cifre che generano discussioni soprattutto nei palazzi misti, dove convivono giovani famiglie, anziani, single e proprietari dei piani bassi, spesso restii a contribuire alle spese. Non a caso, l’ascensore è il terzo motivo di lite condominiale dopo le spese comuni e il rumore, come confermato da una statistica del Censis 2022.
Norme scritte e regole non scritte
Sul piano normativo, il Codice Civile stabilisce (art. 1117) che l’ascensore è parte comune e che le spese si dividono in proporzione al valore millesimale, salvo accordi diversi. Ma il diritto non copre le regole di buon senso, quelle che fanno davvero la differenza nella vita di tutti i giorni:
-
dare la precedenza a chi ha disabilità, passeggini o borse della spesa;
-
non tenere occupato l’impianto a lungo se altri aspettano;
-
evitare di premere tutti i pulsanti per dispetto (sì, succede ancora);
-
non fumare o consumare cibo durante la corsa.
Sono gesti semplici, eppure la loro assenza crea attriti e può alimentare tensioni che poi esplodono in assemblea.
L’Italia e gli altri Paesi: un primato poco conosciuto
Se guardiamo all’Europa, l’Italia è la vera “regina dell’ascensore”. Secondo i dati raccolti da EFESME (European Federation for Elevator Small and Medium-sized Enterprises) e dal CEN (Comitato Europeo di Normazione):
-
Italia: oltre 1,05 milioni di ascensori installati, pari a circa 1 ogni 26 abitanti.
-
Spagna: circa 700.000 ascensori, 1 ogni 65 abitanti.
-
Francia: poco più di 500.000 impianti, 1 ogni 130 abitanti.
-
Germania: circa 300.000 ascensori, ma con una popolazione più numerosa: 1 ogni 280 abitanti.
-
Regno Unito: appena 250.000 impianti, 1 ogni 270 abitanti.
Il motivo è storico e urbanistico: mentre in Germania o nel Regno Unito sono prevalenti le case unifamiliari e le villette, in Italia e Spagna il boom edilizio del dopoguerra ha favorito i palazzi condominiali multipiano, spesso senza garage e spazi comuni.
L’ascensore, quindi, non è un “lusso” ma una vera necessità sociale. Questo spiega anche perché in Italia la spesa media per manutenzione e gestione condominiale sia più alta: secondo l’Eurostat 2023, una famiglia italiana spende in media circa 900 euro l’anno in spese condominiali, quasi il doppio rispetto a Germania e Francia.
Un primato che chiede responsabilità e buon senso
Essere il Paese con più ascensori al mondo significa anche avere la maggiore responsabilità nella gestione della sicurezza e della convivenza.
In Italia, ogni anno vengono registrati circa 2.000 incidenti minori legati all’uso improprio dell’ascensore, quasi sempre dovuti a comportamenti scorretti: bambini lasciati giocare in cabina, sovraccarichi, porte forzate. Sono numeri bassi se confrontati con l’enorme numero di corse quotidiane (si stima che in Italia si facciano oltre 100 milioni di viaggi in ascensore al giorno), ma raccontano bene come l’attenzione alle regole sia fondamentale.
Lo spazio ristretto dell’ascensore accentua dinamiche psicologiche particolari. In pochi secondi di tragitto si incrociano sguardi, si decidono saluti o silenzi, si avverte il disagio di una vicinanza forzata. Uno studio condotto dall’Università di Milano-Bicocca nel 2019 ha evidenziato come il 60% delle persone provi imbarazzo o ansia sociale in ascensore, soprattutto quando si trova insieme a sconosciuti o vicini con cui i rapporti sono tesi.
Ecco perché questo spazio diventa cartina di tornasole del clima condominiale: se lì regna rispetto, probabilmente anche il resto del palazzo vive relazioni più serene.
Il futuro: tecnologia e nuove abitudini
Gli ascensori di ultima generazione, dotati di sistemi intelligenti che ottimizzano i percorsi o si prenotano tramite app, promettono di ridurre i tempi d’attesa e limitare alcune cause di conflitto. Ma nessuna tecnologia potrà sostituire la regola fondamentale: la buona educazione.
Parlare di ascensore significa parlare di noi, delle nostre abitudini e del modo in cui costruiamo comunità. Non è solo un impianto tecnico, ma un luogo sociale che ci obbliga a ricordare che la convivenza non si misura solo nelle grandi decisioni, bensì nei dettagli. Un “buongiorno” detto in cabina, una precedenza ceduta, una mano che trattiene la porta: sono questi i piccoli gesti che trasformano il viaggio in ascensore in un esercizio quotidiano di civiltà.
Gli impianti diventano sempre più moderni, ma i problemi restano gli stessi. Alla fine, la convivenza si gioca in un sorriso concesso o negato in pochi secondi di viaggio.
E tu, che tipo di vicino sei?
©Riproduzione riservata
Lascia un commento