I robot aspirapolvere Deebot di Ecovacs trasformano le nostre abitazioni in set di sorveglianza, raccogliendo dati personali senza che gli utenti ne siano pienamente consapevoli. Chi ci spia davvero?
Un vero scandalo sulla privacy è esploso con l’inchiesta dell’emittente australiana ABC News: i robot aspirapolvere Deebot, prodotti dall’azienda cinese Ecovacs, stanno raccogliendo segretamente immagini, video e persino registrazioni vocali all’interno delle nostre case! Questi dispositivi, che promettono di semplificarci la vita, si sono trasformati in occhi e orecchie indiscreti, raccogliendo informazioni che poi vengono utilizzate per addestrare l’intelligenza artificiale dell’azienda.
Il sito federprivacy.it, che riporta la notizia, conferma: i dati sensibili prelevati dagli aspirapolvere finiscono nei server dell’azienda, e gli utenti, ignari del pericolo, contribuiscono volontariamente aderendo al “Product Improvement Program”. Ma attenzione: l’app che gestisce il programma non spiega chiaramente cosa viene registrato. Solo un vago accenno: “i dati aiuteranno a migliorare il prodotto”. Ma quali dati? E soprattutto, chi controlla cosa viene effettivamente registrato?
Non è tutto. A peggiorare la situazione, si scoprono gravi falle di sicurezza nei dispositivi Ecovacs, rendendo i nostri robot delle vere e proprie porte aperte per hacker e malintenzionati. Chiunque utilizzi questi dispositivi nella propria abitazione o in ufficio potrebbe essere spiato senza saperlo.
La domanda è: possiamo fidarci dei nostri robot? La privacy è in pericolo e ogni giorno che passa ci avvicina sempre più a un mondo dove anche il nostro aspirapolvere diventa un potenziale “grande fratello”.
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