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Case Green: lo strano caso delle certificazioni energetiche che non certificano nulla

Case Green: lo strano caso delle certificazioni energetiche che non certificano nulla

L'Europa punta tutto sulla Direttiva Case Green, ma l'indagine condotta da Adiconsum rivela scenari preoccupanti. Differenze clamorose tra certificazioni energetiche dello stesso appartamento e costi variabili del 500%

Con la Direttiva Case Green (EPBD) l’Europa ha fissato obiettivi ambiziosi per migliorare l’efficienza energetica degli immobili. Una vera e propria rivoluzione green che dovrebbe spingere le famiglie europee a fare scelte consapevoli per acquistare o ristrutturare abitazioni a basso impatto ambientale. Ma la realtà potrebbe essere molto meno rosea di quanto immaginato.

Un recente studio promosso dal progetto europeo EPC – Energy Performance Certificates, coordinato dal BEUC (l’associazione europea dei consumatori), con la partecipazione attiva di Adiconsum in Italia, ha acceso i riflettori sugli strumenti essenziali per guidare questo cambiamento: gli Attestati di Prestazione Energetica (APE) e i finanziamenti “green” offerti dalle banche.

L’indagine condotta da Adiconsum nazionale, in collaborazione con Adiconsum Lazio e l’Ordine dei Geometri di Roma tra giugno e luglio 2024, ha prodotto risultati allarmanti. Nella capitale sono stati esaminati sei attestati APE diversi per ciascuna abitazione coinvolta, cinque ottenuti tramite la tecnica del “Mistery Shopping” – con consumatori volontari che si sono rivolti a certificatori diversi – e uno realizzato “a regola d’arte” come riferimento ufficiale.

Ciò che è emerso è preoccupante: la stessa abitazione ha ricevuto, in alcuni casi, ben tre classificazioni energetiche differenti. Oscillazioni radicali non solo nella qualità del documento finale ma anche nei costi sostenuti dai proprietari, che variano tra i 100 e i 500 euro, con una media di circa 250 euro per certificazione. Un’ulteriore criticità riguarda gli APE ottenuti online con dati autocertificati dal consumatore: questi certificati, economici e rapidi, pongono seri dubbi sulla loro attendibilità, non essendo stati verificati durante l’indagine.

Questa situazione apre domande importanti: quale valore reale attribuiamo all’APE? È davvero solo un pezzo di carta indispensabile per la vendita o l’affitto, o ha una funzione concreta nella valorizzazione e nella sicurezza degli immobili? Ancora più cruciale: esistono responsabilità precise per certificazioni energetiche irregolari o errate?

Secondo Adiconsum, le criticità emerse dall’indagine non riguardano esclusivamente l’affidabilità dei singoli professionisti, ma toccano problematiche sistemiche più ampie. Tra queste: lacune nella regolamentazione normativa, disparità nella formazione dei certificatori, inadeguatezza delle tecnologie e dei software utilizzati, oltre che un insufficiente sistema di controlli istituzionali e sanzionatori.

Proprio da qui Adiconsum parte per sensibilizzare i policy makers e tutti gli stakeholder del settore immobiliare ed energetico, presentando una serie di proposte concrete volte a rendere l’APE uno strumento efficace, trasparente e soprattutto affidabile. Serve però anche un cambio di mentalità culturale da parte dei consumatori, spesso poco consapevoli dell’importanza reale di avere case energeticamente efficienti e impianti conformi alla normativa vigente.

In definitiva, se l’obiettivo della Direttiva Case Green è quello di realizzare una vera transizione ecologica, occorre intervenire rapidamente per garantire che gli strumenti messi a disposizione delle famiglie siano davvero efficaci, chiari e affidabili. Altrimenti, il rischio è che l’APE rimanga soltanto un costoso pezzo di carta senza alcuna utilità pratica, rallentando così l’intero percorso di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare italiano ed europeo.

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A cura della Redazione

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