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Case popolari, il paradosso italiano: alloggi vuoti, famiglie in attesa e un Piano casa che riparte dal recupero

Case popolari, il paradosso italiano: alloggi vuoti, famiglie in attesa e un Piano casa che riparte dal recupero

Mentre cresce il fabbisogno abitativo, migliaia di alloggi di edilizia residenziale pubblica restano inutilizzati perché da ristrutturare, occupati abusivamente o privi delle risorse necessarie per tornare assegnabili

Le contraddizioni

Il dato racconta meglio di molte analisi la contraddizione dell’emergenza abitativa italiana: da un lato circa 250mila nuclei familiari risultano in lista d’attesa per una casa popolare; dall’altro quasi 85mila alloggi di edilizia residenziale pubblica non possono essere assegnati perché non manutenuti, da ristrutturare o occupati abusivamente. Secondo i numeri diffusi da Federcasa e ripresi dalla stampa, gli alloggi sfitti perché bisognosi di interventi sarebbero circa 61.300, mentre quelli occupati abusivamente arriverebbero a 22.700.

A pesare sul sistema non è solo il degrado edilizio, ma anche la fragilità economica della gestione: la morosità accumulata negli anni dagli assegnatari viene quantificata in oltre 3,2 miliardi di euro, risorse mai entrate nei bilanci degli enti gestori e quindi sottratte anche alla manutenzione del patrimonio pubblico.

Una forte concentrazione al Nord

La geografia del problema mostra una forte concentrazione al Nord e, in particolare, in Lombardia. Il Sole 24 Ore ha evidenziato come la Lombardia registri il primato degli alloggi popolari vuoti, in un quadro nazionale in cui su circa 797mila alloggi ERP oltre 61mila risultano sfitti e più di 22mila occupati abusivamente. Il dato lombardo assume un peso ancora più rilevante se letto insieme alle stime riportate da Condominio Notizie: 18.774 alloggi non affittabili nella sola regione, circa un terzo del totale nazionale degli appartamenti da ristrutturare, a fronte di circa 20mila famiglie in lista d’attesa solo a Milano. Ma la questione non riguarda soltanto le politiche abitative: il 93,5% del patrimonio ERP si trova infatti in condomìni, spesso divenuti nel tempo edifici misti, con unità pubbliche e private nello stesso stabile. Questo significa che il degrado dell’edilizia popolare incide anche sulla gestione condominiale, sulla manutenzione delle parti comuni, sulla sicurezza degli edifici e sulla qualità urbana dei quartieri.

In attesa del piano casa

È dentro questo scenario che il nuovo Piano casa annunciato dal Governo dovrà trovare la propria direzione. RaiNews ha riferito che il recupero del patrimonio esistente sarà uno degli assi centrali dell’intervento, con l’obiettivo di rimettere in circolo decine di migliaia di alloggi oggi vuoti o inutilizzabili. La scelta, se confermata, avrebbe una logica evidente: prima ancora di costruire nuove abitazioni, occorre rendere disponibili quelle già esistenti, intervenendo su manutenzione, riqualificazione energetica, abusivismo, procedure di assegnazione e sostenibilità finanziaria degli enti gestori. Il punto critico sarà però la capacità di trasformare il Piano casa in uno strumento operativo e non solo programmatorio: servono fondi certi, tempi rapidi, criteri trasparenti di priorità e un raccordo effettivo tra Stato, Regioni, Comuni ed enti proprietari. Perché il patrimonio ERP non è soltanto una riserva immobiliare pubblica: è un pezzo della politica sociale del Paese e, nei condomìni misti, anche un banco di prova della convivenza urbana.

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A cura della Redazione

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