Nel corso delle audizioni sul Disegno di Legge di Bilancio 2026 (A.S. 1689), svoltesi nelle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, il dibattito sulla cedolare secca applicata agli affitti brevi ha assunto un ruolo centrale. L’articolo 7 della manovra, che propone di innalzare l’aliquota dal 21% al 26% per i proprietari che si avvalgono di intermediari immobiliari o piattaforme online, ha generato una levata di scudi da parte delle principali sigle del settore immobiliare e turistico.
Un ringraziamento particolare va a Legislativamente, agenzia di monitoraggio normativo, per aver fornito il testo completo delle audizioni che ha permesso di ricostruire con chiarezza le diverse posizioni in campo.
Il punto di partenza: un aumento che divide
La proposta del Governo di portare al 26% la cedolare secca sugli affitti brevi nasce con l’obiettivo dichiarato di riequilibrare il mercato tra locazioni turistiche e locazioni abitative e di favorire l’offerta di medio-lungo periodo nelle grandi città. Tuttavia, secondo le associazioni audite, la misura rischia di produrre l’effetto opposto, colpendo il piccolo proprietario e incentivando l’evasione.
La FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) e la FIMAA (Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari) hanno definito l’intervento “discriminatorio e irragionevole”, evidenziando come l’aumento penalizzi chi opera nella legalità attraverso intermediari abilitati, che agiscono da sostituti d’imposta garantendo trasparenza e tracciabilità dei flussi economici.
AIGAB in difesa dei piccoli proprietari
La posizione dell’AIGAB (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi) è altrettanto netta. Nella propria memoria depositata in Senato, l’associazione – che rappresenta oltre 800 operatori e 42.000 case gestite – ha sottolineato come l’innalzamento dell’aliquota al 26% colpirebbe 500.000 famiglie italiane e “trasformerebbe una misura di equilibrio in una patrimoniale mascherata”.
Secondo AIGAB, il 96% dei proprietari che affitta a breve termine possiede un solo immobile, spesso ereditato o rimasto sfitto, e ricorre agli affitti brevi come fonte integrativa di reddito.
La misura rischierebbe di disincentivare il ceto medio, spingendo molti verso il sommerso o all’abbandono del mercato turistico. AIGAB evidenzia inoltre che il settore genera un indotto complessivo di oltre 33 miliardi di euro all’anno tra spese turistiche e manutenzioni, e che l’aumento d’imposta potrebbe indebolire una filiera già provata dai rincari energetici.
Confabitare e il principio di equità fiscale
Nel fronte del “no” si inserisce anche Confabitare, associazione nazionale dei proprietari immobiliari, che nella sua audizione ha espresso “forte preoccupazione per interventi punitivi e potenzialmente controproducenti nel settore delle locazioni e della fiscalità immobiliare”.
Pur riconoscendo gli sforzi della manovra su temi come la prima casa e il sostegno ai genitori separati, Confabitare sottolinea come l’aumento della cedolare secca non solo sovraccaricherebbe i piccoli locatori, ma minerebbe la fiducia verso il mercato regolare.
La proposta di Confabitare è di mantenere la cedolare al 21% e concentrare gli sforzi su politiche strutturali per la riqualificazione del patrimonio e la semplificazione dei contratti di locazione.
Il nodo delle piattaforme online
Le federazioni degli agenti immobiliari (FIAIP e FIMAA) hanno ribadito un punto comune: non si può equiparare un’agenzia immobiliare italiana a una piattaforma multinazionale digitale.
Le prime, radicate nel territorio, versano imposte e contribuiscono all’economia nazionale; le seconde, invece, operano spesso da sedi estere, con un contributo fiscale marginale in Italia.
Per questo, le due associazioni chiedono una distinzione normativa chiara: l’intermediazione professionale non deve essere assimilata ai grandi portali digitali.
“La norma – sottolinea la FIMAA – finirebbe per disincentivare la legalità, premiando chi agisce senza regole e danneggiando le agenzie che garantiscono tracciabilità e tutela contrattuale”.
Entrambe le organizzazioni ritengono che la lotta all’evasione si combatta “non con l’aumento delle imposte, ma premiando chi paga le tasse e opera in trasparenza”.
*Articolo redatto con il contributo di LegislativeMente, agenzia di monitoraggio normativo, che ha fornito il testo integrale delle memorie depositate in Senato.

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