Contatta la redazione: redazione@condominiocaffe.it | Redazione 0803219961 | 3402464960

Cer e gruppi di autoconsumo collettivo: il regime fiscale ed impositivo degli incentivi previsti

Cer e gruppi di autoconsumo collettivo: il regime fiscale ed impositivo degli incentivi previsti

Il regime fiscale applicabile alle comunità energetiche

Terzo ed ultimo approfondimento in tema comunità energetiche. Questa volta, l’Avv. Roberto Rizzo, affronta un tematica molto delicata: il regime fiscale applicabile.

La Direttiva RED II, della quale il Decreto del Mase numero 414/2023 e le relative regole operative elaborate dal GSE costituiscono diretta applicazione, nel corpo del “Considerando 66” stabilisce espressamente che: “Con la crescente incidenza dell’autoconsumo di energia rinnovabile, è necessario introdurre la definizione di «autoconsumatori di energia rinnovabile» e di «autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente». È altresì necessario stabilire un quadro normativo tale da consentire a tali autoconsumatori di energia rinnovabile di produrre, utilizzare, immagazzinare, e vendere energia elettrica senza incorrere in oneri sproporzionati. “

Quale ultimo capitolo del nostro approfondimento in tema, pare, dunque, necessario dedicare un focus al tema dei limiti alla neutralità fiscale delle Cer e dei gruppi di Autoconsumo collettivo (con particolare riguardo al condominio), al fine di verificare se, ed in che misura, derivino dal complesso normativo in vigore oneri di natura fiscale o impositiva agli incentivi ed agli introiti concepiti nel decreto in commento.

La tassazione delle somme corrisposte dal GSE alle CER ed agli AUC.

Da questo punto di vista, l’Agenzia delle Entrate, nella circolare numero 34 del 2013, ha chiaramente affermato che, affinché un’erogazione ad un privato da parte di un organismo/ente pubblico, quale il GSE, possa essere qualificata come corrispettivo, e non come contributo, e come tale rilevante ai fini dell’imposizione fiscale/tributaria e dell’assoggettamento ad IVA, occorre un rapporto sinallagmatico tra la prestazione del soggetto dal quale proviene l’erogazione economica (nella specie, il GSE) e quella posta in essere dal soggetto che lo riceve (nel caso delle CER e dei gruppi per l’autoconsumo diffuso, il Referente).

Tale relazione, implicante l’esistenza di obbligazioni reciproche e corrispettive, non sussiste né con riferimento alla tariffa incentivante, né, tantomeno, con riferimento al contributo per la valorizzazione dell’energia rinnovabile prodotta, posto che, in riferimento ad entrambe le agevolazioni (in conto esercizio), il singolo beneficiario non ha alcun obbligo di cessione e la pubblica amministrazione non opera all’interno di un rapporto contrattuale.

Tale assunto è stato (affermato e) ribadito dall’Agenzia delle Entrate anche nella risposta all’interpello 37/2022, nella quale si è chiaramente sostenuto che, in riferimento alle due sopracitate forme incentivanti, difetta totalmente il presupposto oggettivo dell’imposizione, ossia, come detto, un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive, generante reddito rilevante a fini impositivi.

Per quanto, invece, attiene al ricavato dalla vendita dell’energia eccedente al GSE, che (si ricava dal Decreto MASE) viene corrisposto direttamente al Referente della configurazione giuridica interessata (CER o AUC) e poi ripartito tra gli aderenti, sulla base di quanto sancito dal D. Lgs. 387/2003, l’ADE ha avuto modo di specificare che, detto introito non è soggetto ad IVA (e ad imposizione tributaria, per difetto del presupposto oggettivo), quando l’impianto abbia una potenza complessiva non superiore a 200 KW ed il Referente non svolga attività di produzione e vendita in modo professionale e continuativo. Ciò accade: a) quando il Referente è amministratore di un condominio; b) quando è il legale rappresentante di un ente non commerciale aderente ad una comunità energetica; c) quando, ancora, è una persona fisica, non svolgente attività d’impresa, arte o professione, proprietaria di un edificio non in condominio.

Al contrario, il reddito derivante dalla cessione dell’energia eccedente è soggetto ad IVA (e ad imposizione tributaria ai fini IRPEF), in due casi: 1) se l’impianto ha potenza superiore a 200 KW, in quanto il Referente della configurazione (CER o AUC) viene ritenuto abitualmente esercente attività di vendita; 2) se l’impianto non ha una potenza superiore a 200 KW, ma il Referente svolge l’attività di produzione in modo professionale.

Come conciliare tale forma di redditività con la natura del condominio?

Viene in rilievo risoluzione dell’ADE numero 84/E del 10 agosto 2012, la quale ha sancito la riferibilità di tale reddito d’impresa ad un nuovo ed autonomo soggetto giuridico, ossia la società di fatto che si determina tra i singoli condòmini che hanno approvato, assumendosene l’onere economico, di realizzare l’impianto fotovoltaico, da destinare all’autoconsumo collettivo (c.d. AUC), piuttosto che all’inserimento del medesimo all’interno di una costituenda CER.

Secondo tale impostazione, indicata dall’ADE come l’unica effettivamente percorribile per poter essere compatibile con la natura giuridica del condominio, la società di fatto discenderebbe direttamente dall’incontro della volontà dei condòmini aderenti, manifestato in un verbale assembleare, oltre che dal comportamento concludente degli stessi, finalizzato alla realizzazione di un contratto sociale mirante all’esercizio collettivo dell’attività d’impresa.

La società di fatto, dunque, sussisterebbe, sulla base di un duplice, concorrente presupposto: uno oggettivo, rappresentato dal conferimento di beni e servizi (l’energia eccedente al GSE, o a da altro player privato), e l’altro soggettivo, consistente nella comune volontà dei condòmini singoli, aderenti all’intesa collettiva di conseguire, attraverso la vendita dell’energia eccedente, risultati patrimoniali comuni.

In tale modo, ai fini delle imposte dirette, tale società di fatto sarebbe soggetta alla medesima disciplina prevista per le società in nome collettivo, dall’articolo 5, comma 3, lettera b) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), in quanto avente ad oggetto l’esercizio di attività commerciale; dal punto di vista dell’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto), la società di fatto è soggetto passivo d’imposta, ai sensi dell’articolo 4 del DPR 26 ottobre 1971, numero 633 ed è, pertanto, tenuta ai relativi adempimenti dichiarativi e contributivi.

Aspetti giuridici condominiali.

Quanto, poi, all’inquadramento giuridico completo della fattispecie, soccorre l’articolo 1120 del codice civile, il quale, al numero 2 del secondo comma, qualifica come innovazioni cosiddette sociali quelle miranti all’installazione (ad esempio) di un impianto fotovoltaico (o, comunque, da fonte rinnovabile), in quanto dirette al contenimento del consumo energetico degli edifici; come tali, ai sensi della richiamata disposizione, possono validamente essere deliberati (e, successivamente installati) con la maggioranza degli intervenuti in assemblea, che rappresenti almeno la metà del valore dell’immobile.

Ne consegue ulteriormente che possono essere effettivamente considerati come soci della società di fatto, di cui alla delibera dell’ADE numero 84/E del 10 agosto 2012, coloro i quali, in sede assembleare, hanno votato favorevolmente all’installazione del manufatto; ne restano, invece, esclusi, con esonero da qualsiasi contribuzione alla spesa, quelli che, votando contro, hanno manifestato il proprio dissenso, non intendendo, così, trarre vantaggio economico dall’eventuale vendita al GSE dell’energia rinnovabile autoprodotta, eccedente il fabbisogno comune.

Dal punto di vista pratico, infine, questa società di fatto, che, per effetto del patto tra aderenti, viene ad esistere con l’intento specifico di ricavare guadagno dalla cessione onerosa dell’energia non consumata, dovrà: a) dotarsi di autonoma partita IVA, distinta dal codice fiscale del condominio; b) versare l’IRAP, in quanto, come detto, assimilata alla società in nome collettivo; c) distribuire il reddito ai soci/condòmini, in base al valore della quota di partecipazione di ciascuno, verosimilmente coincidente con i millesimi di proprietà; d) presentare una propria dichiarazione dei redditi, anche ai fini IVA; e) emettere fattura nei confronti del GSE, per la quantità dell’energia eccedente immessa in rete e subire, da parte dello stesso, la ritenuta del 4% sul ricavato dell’energia ceduta, ai sensi dell’articolo 28 del DPR numero 660/1973.

©Riproduzione riservata

Avv. Roberto Rizzo

Via Ettore Majorana, 106 - 87035 Rende (CS) 348 656 5133 robertorizzoa@gmail.com http://studiolegalerobertorizzo.it

Ricevi le principali novità sul Condominio in tempo reale direttamente nella tua casella email. Iscriviti gratuitamente agli aggiornamenti di CondominioCaffe


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

× Ti possiamo aiutare?