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Che schifo! Sempre peggio questo quartiere… ecco come possiamo salvarlo.

Che schifo! Sempre peggio questo quartiere… ecco come possiamo salvarlo.

Quartieri che rinascono: comunicare la rigenerazione urbana in modo inclusivo.

Guardi in giro e non ci si crede: facciate scrostate, spazi abbandonati, marciapiedi pieni di buche, e nessuno che sembra fregarsene. Eppure questo è il quartiere in cui viviamo, quello che dovrebbe essere casa nostra, cuore della città, non una cartolina di degrado. È facile indignarsi, ma indignarsi da soli non serve a niente. Serve fare qualcosa, capire come rimettere in piedi un luogo che si sta lentamente sgretolando sotto i nostri occhi.

Cosa si puo’ fare? Esistono delle soluzioni a questo degrado?

Si chiama rigenerazione urbana e il PNRR dedica miliardi per investimenti mirati a ridurre il degrado, promuovere l’inclusione sociale e rigenerare aree dismesse o sottoutilizzate.

L’Italia ha un problema enorme di quartieri che “invecchiano male”: nel 2024 sono stati rigenerati solo 33 chilometri quadrati di aree urbane su un potenziale di oltre 320 milioni di metri quadrati stimati come rigenerabili. In pratica, una goccia nel mare rispetto a quello che servirebbe. E il valore economico di questa rigenerazione non è trascurabile: oltre 15 miliardi di euro di incremento immobiliare solo quest’anno, e miliardi ancora disponibili grazie al PNRR. Ma mentre i soldi ci sono, chi vive nei quartieri abbandonati resta spesso escluso dal processo decisionale.

Ecco perché la partecipazione dei cittadini è fondamentale. Non basta aspettare che arrivino i fondi o che le istituzioni decidano da sole: chi abita il quartiere conosce i problemi veri, i punti critici, le piccole necessità quotidiane che sfuggono alle statistiche. La rigenerazione urbana funziona solo se le persone vengono coinvolte fin dall’inizio.

Ma cosa significa davvero rigenerare? Non parliamo solo di restauri estetici o di nuovi edifici: si tratta di creare comunità, spazi sicuri e accessibili, infrastrutture funzionali e opportunità di socialità.

Alcuni esempi concreti:

  • Una piazza trasformata in luogo di incontro, con panchine, giochi per bambini e spazi verdi. In questo modo il quartiere diventa un punto di socialità e integrazione.

  • Cortili condominiali condivisi, riqualificati con orti urbani o aree ricreative: ogni condominio diventa un piccolo laboratorio di comunità.

  • Edifici abbandonati convertiti in centri culturali o coworking, creando opportunità economiche e culturali senza costruire ex novo.

  • Percorsi pedonali e piste ciclabili che collegano scuole, mercati e parchi, migliorando mobilità e sicurezza.

Non ci credi? Beh sono stati giá realizzati!

Ecco alcuni esempi concreti di rigenerazione urbana in Italia —
A Roma, il Museo Condominiale di Tor Marancia ha trasformato un edificio popolare (11 palazzi) in una galleria d’arte urbana a cielo aperto, cambiando il volto del quartiere e la percezione della comunità stessa. Sono 22 i murales monumentali realizzati da street artist nazionali e internazionali che decorano le facciate, portando arte, bellezza e senso di comunità.

Tor Marancia - Prima/Dopo. Credits immagini in foto
Tor Marancia – Prima/Dopo. Credits immagini in foto (Francesca Boccini, Diarioromano Filippo Guardascione)

A Padova, l’Hub Arcella 2030 sta unendo riqualificazione edilizia a spazi verdi e percorsi ciclabili, coinvolgendo residenti e associazioni locali. A Milano la rigenerazione urbana non è solo teoria, ma prende forma in progetti concreti che cambiano volto ai quartieri. Prendiamo ad esempio SeiMilano, nell’area ovest della città tra via Calchi Taeggi e via Bisceglie: un grande progetto che trasforma ex aree industriali in un quartiere multifunzionale, con residenze, spazi commerciali, aree comuni come coworking, biblioteca degli oggetti e laboratori, oltre a un parco centrale. L’idea è creare un ambiente sostenibile e vivibile, dove ogni cittadino possa trovare opportunità di incontro e socialità. Anche il bando globale Reinventing Cities, a cui Milano partecipa, porta nuova vita a edifici e aree sottoutilizzate come lo Scalo di Greco, le Scuderie de Montel o l’ostello in viale Doria. Qui la rigenerazione punta a spazi verdi, abitazioni sostenibili e infrastrutture per la mobilità dolce, mostrando come il riuso intelligente possa combinare bellezza, utilità e rispetto ambientale. Non lontano, lo Scalo Romana a Porta Romana è oggetto di una trasformazione su circa 19 ettari, con un mix di funzioni residenziali, commerciali e culturali. L’area diventa più accessibile grazie a nuovi spazi pubblici e collegamenti pedonali, e la Torre A2A, progettata come grattacielo panoramico, diventa simbolo di questo nuovo distretto urbano.

Ma la rigenerazione può anche passare attraverso l’arte. Casa degli Artisti, ad esempio, promuove lo sportello “Urban Art”, trasformando facciate cieche e muri di quartiere in tele artistiche grazie alla collaborazione tra artisti e residenti. Allo stesso modo, nel quartiere Lorenteggio/Primaticcio, il progetto Corba 5 Cerchi – Villaggio dei Fiori ha decorato 38 edifici con murales ispirati allo sport olimpico, coinvolgendo la comunità locale in un percorso di rinascita culturale e sociale.

Infine, iniziative come Unlock The City!, nei quartieri Porto di Mare e Corvetto, mostrano che la rigenerazione può anche passare attraverso il teatro: le strade diventano palcoscenici e gli abitanti partecipano alle performance, trasformando le vie di quartiere in spazi di aggregazione, dialogo e creatività.

Fuori confine, uno dei progetti più celebri è senza dubbio la High Line di New York. Una vecchia ferrovia sopraelevata, abbandonata dagli anni ’80, è stata trasformata in un parco lineare verde, attraversando il quartiere di Chelsea. Il progetto è partito grazie all’associazione Friends of the High Line e ha dato vita a oltre 2,3 km di giardini pensili, spazi per eventi, arte pubblica e percorsi pedonali. Questo intervento non solo ha migliorato la qualità ambientale della zona e la biodiversità, ma ha anche generato un boom immobiliare: sono nati molti nuovi edifici attorno al parco, creando un forte impatto economico.

High Line New York - Prima/Dopo. Credits immagini in foto
High Line New York – Prima/Dopo. Credits in foto (Andrew van Leeuwen Photography  https://www.newyorkcity.it/)

Un altro progetto che mi sembra molto interessante è quello di Urban Eye a Londra: non un quartiere intero, ma un’associazione che usa luci architettoniche, design e arte pubblica per riqualificare zone degradate. È un tipo di rigenerazione soft ma strategica: non solo costruzione, ma anche percezione dello spazio, senso di sicurezza e identità cittadina.

La chiave, però, è comunicare e progettare in modo inclusivo. Non basta rifare le strade o pitturare i muri: serve dare voce ai cittadini, ascoltare chi vive il quartiere e farlo diventare parte della trasformazione. Serve trasparenza: chi decide, chi spende i soldi, chi trae vantaggio e chi invece ci rimette. E serve un modello misurabile: strumenti come l’Urban Regeneration Social Impact Index (URSII) valutano non solo il valore economico ma anche l’impatto reale sulle comunità.

Dalle ricerche che ho letto mi pare che la chiave sia combinare partecipazione, visione integrata, partnership, sostenibilità, cultura e gestione strategica. È il mix di questi fattori che permette di trasformare l’indignazione o la degradazione in un vero processo di rigenerazione, come dimostrano Milano, New York, Bilbao o Amburgo.

In fondo, rigenerare un quartiere non è solo un affare di mattoni, cemento o fondi pubblici. È un atto civile, una scelta di comunità. È la promessa che questo luogo torni a essere vivo, vissuto, e che le persone che lo abitano possano finalmente sentirsi protagoniste del loro destino, non semplici spettatori del degrado. Per questo se tutti questi progetti ti sembrano troppo grandi o lontano dalla vita quotidiana, ricordati che la rigenerazione inizia dal tuo piccolo universo: il condominio in cui vivi.

Anche pochi gesti concreti — ridipingere un muro, trasformare un cortile in orto urbano, organizzare una piccola biblioteca condivisa, promuovere incontri tra vicini — sono già un piccolo progetto di rigenerazione. Ogni iniziativa, per quanto modesta, crea comunità, migliora la qualità della vita e mette in moto quel senso di appartenenza che può crescere fino a influenzare l’intero quartiere.

©Riproduzione riservata

Vania Pavan

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