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Compenso dell’amministratore e tutela del lavoro: il dibattito che il condominio non può più rinviare

Compenso dell’amministratore e tutela del lavoro: il dibattito che il condominio non può più rinviare

Se il lavoro merita una giusta retribuzione, allora anche il valore dell’amministrazione condominiale deve essere letto alla luce della sostenibilità degli studi professionali e della tutela di chi vi lavora.

Ogni tanto il dibattito pubblico riesce a spostare lo sguardo oltre il dato normativo e a porre una domanda di sistema. È ciò che accade quando si parla di salario giusto, di contrattazione collettiva e della necessità che il lavoro sia retribuito in modo dignitoso. Non è soltanto una questione economica. È una questione di equilibrio sociale.

Eppure, c’è un settore nel quale questa riflessione sembra arrestarsi sulla soglia della porta.

È quello dell’amministrazione condominiale.

Il punto critico non è tanto stabilire quanto debba guadagnare un amministratore. La discussione sull’equo compenso, pur importante, rischia spesso di trasformarsi in una contrapposizione tra interessi: da una parte il professionista che rivendica il valore della propria attività, dall’altra il condominio che ricerca il contenimento dei costi.

Ma siamo sicuri che sia questa la domanda giusta?

Il vero nodo non è il professionista, ma l’organizzazione

L’immagine dell’amministratore che lavora da solo, con pochi registri cartacei e una segretaria, appartiene ormai al passato.

Oggi uno studio professionale è una struttura complessa. Deve garantire continuità operativa, rispettare obblighi sempre più articolati, investire nella sicurezza informatica, nella digitalizzazione, nella formazione continua, nella gestione documentale, nell’assistenza ai condomini e nel coordinamento con tecnici, legali e fornitori.

Dietro il nome dell’amministratore operano spesso dipendenti e collaboratori che rappresentano il vero motore dell’organizzazione.

Sono loro a rispondere al telefono, a gestire le emergenze, a predisporre la documentazione, a seguire gli adempimenti fiscali, a mantenere il rapporto quotidiano con condomini e professionisti.

Quando si discute del compenso dell’amministratore, raramente si pensa anche a loro.

Eppure dovremmo.

Il prezzo più basso ha sempre il costo minore?

Negli ultimi anni il mercato ha accentuato una dinamica ormai nota: molti incarichi vengono assegnati privilegiando quasi esclusivamente il prezzo.

È un meccanismo comprensibile. Ogni condominio cerca di contenere le spese.

Il problema nasce quando il costo diventa l’unico parametro di valutazione.

Perché una struttura professionale non vive soltanto del reddito del titolare. Vive di stipendi, contributi, formazione, software gestionali, assicurazioni, aggiornamento normativo, investimenti tecnologici.

Se il compenso riconosciuto allo studio viene progressivamente compresso, la domanda che dovremmo porci non è quanto guadagni l’amministratore.

La domanda è un’altra.

Come può quello studio continuare a investire nelle persone che vi lavorano?

Come può garantire contratti regolari, crescita professionale, aggiornamento continuo e condizioni di lavoro adeguate se il mercato gli riconosce un valore economico sempre più ridotto?

Non è un dettaglio.

È il punto critico.

La qualità del servizio passa anche dalla qualità del lavoro

Negli ultimi giorni il legislatore ha richiamato con forza il valore della retribuzione proporzionata e sufficiente come elemento essenziale di tutela del lavoro.

È un principio che difficilmente qualcuno potrebbe contestare.

Ma ogni principio produce effetti soltanto se viene letto nella sua interezza.

Perché il lavoro non riguarda soltanto il dipendente dell’impresa o dell’industria.

Riguarda anche le persone che ogni giorno lavorano negli studi professionali.

Se vogliamo che quelle persone siano adeguatamente retribuite, formate e valorizzate, dobbiamo accettare un dato tanto semplice quanto spesso rimosso dal dibattito: anche l’organizzazione che le impiega deve poter essere economicamente sostenibile.

Diversamente rischiamo di affermare un principio in astratto e di renderne impossibile l’attuazione nella pratica.

Una riflessione che riguarda tutti

Questa non è una difesa corporativa degli amministratori di condominio.

È una riflessione che coinvolge amministratori, avvocati, tecnici, fornitori e, soprattutto, i condòmini.

Perché la qualità della gestione non nasce soltanto dalla preparazione del professionista.

Nasce dalla qualità dell’intera organizzazione che gli consente di lavorare.

Ogni scelta orientata esclusivamente al ribasso produce conseguenze che raramente si manifestano nell’immediato. Si traducono, con il tempo, in minori investimenti, maggiore difficoltà nel reperire personale qualificato, crescente pressione sulle strutture organizzative e, inevitabilmente, in un servizio meno efficiente.

Il vero nodo, allora, non è stabilire se un amministratore debba percepire un compenso più elevato.

Il vero nodo è chiedersi quale modello di amministrazione vogliamo per i nostri condomìni.

Perché, se riteniamo che il lavoro meriti una giusta tutela, forse dovremmo iniziare a riconoscere che anche la qualità di un servizio professionale ha un costo. E che comprimere quel costo oltre un certo limite significa mettere sotto pressione non soltanto il professionista, ma tutte le persone che, ogni giorno, contribuiscono a far funzionare uno studio di amministrazione.

La domanda, dunque, resta aperta.

Siamo davvero convinti che il prezzo più basso coincida sempre con la scelta migliore? Oppure è arrivato il momento di riconoscere che, dietro il compenso di un amministratore, non c’è soltanto una parcella, ma un’organizzazione, dei lavoratori e, in definitiva, la qualità del servizio che ciascun condominio si aspetta di ricevere?

©Riproduzione riservata

Avv. Peter Lewis Geti

Via Curtatone e Montanara, 28 - 56126 Pisa (PI) studio@avvocatogeti.com http://www.avvocatogeti.com

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