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Comunità energetiche e gruppi di autoconsumo diffuso: procedure operative ed opportunità per il condominio

Comunità energetiche e gruppi di autoconsumo diffuso: procedure operative ed opportunità per il condominio

Il secondo approfondimento dedicato all’analisi del decreto del Mase (n. 414/23) e delle regole operative elaborate dal GSE per incentivare il ricorso alle fonti energetiche green, ci permette di porre l’accento sulle grandi opportunità, anche in termini prettamente economici, che le diverse configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell’energia rinnovabile (le c.d. CACER) rappresentano, non solo per i condomini, ma anche per gli amministratori.

Le configurazioni maggiormente rilevanti.

Il decreto incentivi, quali beneficiari della tariffa incentivante, del corrispettivo per la produzione di energia rinnovabile e per l’erogazione del contributo in conto capitale (quest’ultimo, per i soli impianti ubicati all’interno dei comuni con meno di 5.000 abitanti), individua diverse forme aggregative, le più comuni e ricorrenti delle quali, sono:

1) i gruppi di autoconsumatori collettivi (c. d. AUC), costituiti da almeno due clienti finali definiti prosumer, ovvero due soggetti titolari di almeno due distinti punti di connessione (non esercitanti l’attività di vendita di energia a livello professionale), i quali producono e consumano, condividendola, l’energia rinnovabile per il proprio fabbisogno, con facoltà di immettere l’eccedenza in rete, anche attraverso cessione onerosa al GSE (o ad altro soggetto player), a condizione che utilizzino un impianto a fonti energetiche rinnovabili (FER) fisicamente ubicato all’interno del medesimo edificio o condominio, o nelle pertinenze dell’immobile (il condominio, ne, per questo, è l’esempio più rilevante);

2) le Comunità Energetiche Rinnovabili (c.d. CER), composte da più clienti finali che hanno la possibilità di produrre e condividere energia rinnovabile, e, eventualmente, di cedere l’eccedenza al GSE o ad altro player, che devono necessariamente essere costituite formalmente in un soggetto giuridico autonomo (appunto la CER, con autonoma soggettività giuridica), e che utilizzano impianti FER (sottesi alla medesima cabina primaria e di potenza nominale impiegata, per ogni singolo impianto non superiore ad 1 MW), che, a differenza di quanto accade per gli AUC, non devono essere fisicamente ubicati all’interno del medesimo edificio o condominio;

3) gli autoconsumatori individuali a distanza, ossia i singoli autoconsumatori, proprietari di un impianto FER, i quali producono energia rinnovabile che poi consumano in un altro luogo molto distante da quello di produzione, purché sotteso sempre alla medesima cabina primaria.

I modelli considerati sono due: quello del consumo fisico, che presuppone l’utilizzo di un impianto FER di proprietà del prosumer e quello virtuale, che presupponendo l’immissione in rete dell’eccedenza energetica rinnovabile prodotta da altri membri della CER, consente di partecipare alla configurazione anche a soggetti titolari solo di un punto di connessione e di prelievo dalla rete pubblica (e non di un impianto).

Come costituire una CER.

Sicuramente, la procedura più complessa è quella tendente alla costituzione di una CER, non tanto dal punto di vista strettamente giuridico (posto che è evidente la necessità di un atto costitutivo e di uno statuto, e può essere richiamata la disciplina delle associazioni non riconosciute), quanto dal punto di vista dell’attività preliminare di pianificazione e successiva di gestione della stessa.

  • Il primo passo, consiste nell’effettuare un’analisi preliminare di fattibilità della comunità energetica (che, in via opzionale, può essere richiesto al GSE), che (oltre ad individuare il sito idoneo) evidenzi la sussistenza di un rapporto positivo in termini di costi/benefici attesi, non solo per i membri della comunità energetica, ma anche per il territorio nel quale si insedierà il sito. Occorre, infatti, che dalla CER derivino, a cascata, vantaggi per l’intero tessuto sociale dei residenti, in termini di risparmio energetico e di riqualificazione dell’ambiente, grazie alla produzione di energia pulita.
  • A questa prima fase, assolutamente preliminare e d’indirizzo, segue quella di programmazione/individuazione delle risorse economiche e della definizione della governance della comunità energetica.
  • Seguono ulteriori tre fasi, caratterizzate da una maggiore operatività concreta: a) la progettazione, che, naturalmente, sarà in linea con l’analisi preliminare svolta; b) la realizzazione, con il necessario supporto di tecnici incaricati, non solo dell’esecuzione delle opere, ma anche della preventiva e tempestiva individuazione di vicoli di natura paesaggistica e/o storico-culturale che potrebbero costituire ostacolo per l’esecuzione delle opere; il processo si conclude con la fase (permanente) della c) gestione della CER. Tale ultima fase è, probabilmente, la più complessa in quanto richiede e presuppone una grande organizzazione amministrativa (sia per la gestione ordinaria degli aderenti che per far fronte alle eventuali situazioni straordinarie conseguente alle nuove adesioni o ai potenziali recessi dei medesimi); una notevole capacità finanziaria ed un’importante competenza squisitamente tecnica per l’efficace conduzione/manutenzione/custodia degli impianti. Nella gestione degli impianti, al fine di ottimizzare i flussi energetici, occorrerà monitorare per fascia oraria la quantità di energia prodotta dall’impianto e prelevata dai singoli componenti, anche per poi individuare la tariffa incentivante.

Dal punto di vista squisitamente giuridico, poi, occorre un atto costitutivo (più semplice) ed uno statuto (dal contenuto più difficile da individuare), aventi comunque la natura di contratto di diritto privato, che deve avere dei contenuti minimi:

  • l’oggetto sociale, che non può essere il profitto finanziario dei partecipanti, ma fornire, come detto, benefici economici, sociali ed ambientali al territorio, oltre che agli aderenti alla CER;
  • individuare i soggetti aderenti, ossia persone fisiche (consumatori finali), piccole imprese (meno di 50 occupati e un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro) e medie imprese (meno di 250 occupati e un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro), enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, le cooperative, gli enti di ricerca, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti che siano nella materiale disponibilità o di proprietà di uno o più soggetti associatisi alla comunità;
  • specificare che la CER è autonoma ed a partecipazione aperta e su base volontaria, prevedendo sempre la possibilità di recedere dall’adesione e disciplinando le modalità del recesso in oggetto;
  • individuare il Referente che abbia i rapporti col il GSE, su mandato degli aderenti alla comunità energetica. Il Referente è il soggetto, persona fisica o giuridica, a cui è affidata la gestione tecnica ed amministrativa della richiesta di accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso o per le CER, responsabile del trattamento dei dati oltre che controparte del contratto con il GSE per l’ottenimento dei benefici previsti dal servizio. Il referente è, infatti, il soggetto che fisicamente gestisce l’intera procedura relativa alla richiesta di erogazione degli incentivi da parte del GSE, alla ripartizione degli stessi tra gli aderenti ed all’emissione delle fatture nei confronti del medesimo gestore, per conto della CER;
  • specificare che i membri della CER conservano sempre la condizione di clienti finali, con tutte le garanzie del caso.

Le norme di riferimento in materia non impongono una forma giuridica determinata piuttosto che un’altra; viceversa, tutte, in maniera organica e coerente, prescrivono che la CER sia un soggetto giuridico di tipo collettivo, che può anche essere privo di personalità giuridica, ma che certamente dev’essere dotato di una propria soggettività giuridica, ossia della capacità di essere titolare di situazioni giuridiche soggettive in modo autonomo rispetto ai propri componenti, e, per l’effetto, dotato di organizzazione a sé stante e di organi giuridicamente distinti dalle persone fisiche  che ne costituiscono la struttura.

Il condominio come gruppo di autoconsumo collettivo.

Del tutto evidente che questa attività costituiva è estremamente semplificata nell’ipotesi di un condominio, come gruppo di autoconsumo collettivo (AUC), in quanto, non solo esso rappresenta un soggetto giuridico (con autonoma soggettività, nel senso sopra definito) già esistente, ma, soprattutto, lo statuto può essere costituito (o sostituito) dal verbale assembleare con il quale, con le maggioranze di cui al numero due del secondo comma dell’articolo 1120 c.c. (trattandosi di innovazione sociale), la compagine assembleare può deliberare la costituzione di un gruppo di autoconsumo per la condivisione dell’energia rinnovabile, utilizzando, ad esempio, il lastrico solare, piuttosto che una pertinenza dell’edificio in condominio.

Altrettanto evidente la possibilità, o meglio, l’opportunità di nominare come Referente l’amministratore, per due ordini di motivi:

  • quest’ultimo, per ragioni strettamente attinenti all’espletamento del proprio mandato, è (o dovrebbe essere) già in possesso di tutti i dati dei condòmini, tra i quali dovrà ripartire gli eventuali proventi derivanti dalla cessione a titolo oneroso al GSE, dell’eccedenza energetica prodotta e non consumata;
  • per il mandatario, si tratterebbe di un incarico da retribuirsi in maniera autonoma rispetto al compenso ordinario, con un onorario adeguato alla complessità dell’incarico (ulteriore) di interfaccia diretta ed esclusiva del gruppo di AUC costituito dal condominio, con il Gestore dei servizi elettrici.

 

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Avv. Roberto Rizzo

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