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Comunità energetiche. Impianti incentivabili, soggetti ammessi al beneficio e forme d’incentivazione previste. Una prima ricognizione

Comunità energetiche. Impianti incentivabili, soggetti ammessi al beneficio e forme d’incentivazione previste. Una prima ricognizione

In questo primo approfondimento, un’analisi degli impianti incentivabili, dei soggetti ammessi ai benefici e delle diverse tipologie di incentivi previsti.

Il nuovo decreto 414/2023 del MASE e le normative tecniche del GSE rappresentano una svolta per gli incentivi alle CACER. L’avv. Roberto Rizzo offre una guida essenziale sugli impianti incentivabili, i beneficiari e gli incentivi disponibili.

Approvate le regole operative del GSE, nei termini previsti dal decreto numero 414 del 07 dicembre del MASE, entrato in vigore il 24 gennaio successivo, per l’incentivazione del ricorso alle cosiddette Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile (CACER), si attende la data dell’08 aprile prossimo venturo per l’apertura, da parte del Gestore dei Servizi Elettrici, del portale dedicato all’inoltro delle domande per l’accesso alle agevolazioni previste per favorire il ricorso alle forme aggregative di condivisione dell’energia rinnovabile, sul sito www.gse.it.

In questo primo approfondimento, analizzeremo gli impianti incentivabili, i soggetti ammessi al beneficio (limitando l’esame alle configurazioni più ricorrenti nella pratica) e le diverse forme d’incentivazione previste.

Gli impianti incentivabili.

Affinché un impianto per la produzione di energia rinnovabile possa accedere ai benefici di cui al decreto del MASE, devono essere rispettati determinati requisiti tecnici, di seguito indicati. In particolare, sono ammessi all’incentivazione:

1) gli impianti integralmente alimentati da fonti rinnovabili (con esclusione di quelli ibridi) che siano sottesi alla medesima cabina primaria e che abbiano, per singolo impianto, una potenza nominale impegnata non superiore ad 1 MW;

2) gli impianti di nuova costruzione o che costituiscono potenziamento di quelli già esistenti. Per i soli impianti fotovoltaici, si richiede espressamente che siano necessariamente di nuova costruzione, mentre per gli altri impianti è ammesso l’utilizzo di materiale rigenerato. Naturalmente, dalle regole tecniche, apprendiamo che un impianto è considerato di nuova costruzione se realizzato in un sito sul quale, nei cinque anni precedenti all’inizio delle opere, non era presente altro impianto di produzione di energia, alimentato dalla stessa fonte.

3) gli impianti entrati in esercizio dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. 199/2021, che rispettino il principio del Do Not Significant Harm (è il principio del “non creare un danno significativo all’ambiente”) e del Tagging climatico (è il principio per cui “l’impianto deve dare un contributo concreto alla realizzazione della transizione green).

Per le Comunità Energetiche Rinnovabili, si richiedono specifiche ulteriori.

In particolare, occorre che esse siano già formalmente costituite al momento di presentazione al GSE della domanda di ottenere l’incentivo, e che gli impianti non siano entrati in esercizio prima del 24 gennaio 2024 (data di pubblicazione del decreto Incentivi).

Per quelli entrati esercizio prima, ai fini dell’ammissibilità all’incentivo, si richiede che una dichiarazione con firma certificata (tracciabile) attesti che l’impianto sia stato messo in esercizio esclusivamente ai fini dell’inserimento in una CER.

Ancora, una volta ammesso all’incentivo (sempre per le CER) si richiede che l’impianto entri in esercizio nei diciotto mesi successivi all’accoglimento della domanda e, comunque, entro il 30 giugno 2026.

L’impianto si intende in esercizio, quando è stata già contratta la prima obbligazione contrattuale che rende l’investimento iniziale irreversibile. Per esempio, l’acquisto di materiale edilizio o l’inizio dei lavori; non rilevano, ai fini della messa in esercizio, opere prodromiche, quali: acquisto terreni, ottenimento titoli o studi di fattibilità.

Cioè è quello che si evince dall’articolo 3, numero 8, DECRETO MASE 414/2023: “(…) si intendono avviati al momento dell’assunzione della prima obbligazione che rende un investimento irreversibile, quale, a titolo esemplificativo, quella relativa all’ordine delle attrezzature ovvero all’avvio dei lavori di costruzione. L’acquisto di terreni e le opere propedeutiche quali l’ottenimento di permessi e lo svolgimento di studi preliminari di fattibilità non sono da considerarsi come avvio dei lavori.”

Gli incentivi previsti dal decreto MASE.

Gli incentivi si distinguono in due grandi macro aree:

  1. quelli in conto esercizio, ossia la tariffa incentivante ed il contributo per la valorizzazione dell’energia rinnovabile prodotta, che possono essere richiesti dall’08 aprile 2024 (data che il GSE ha fissato per l’apertura dei canali telematici dedicati, sul sito gse.it) sino al 31 dicembre 2027 e sino ad un consumo massimo di energia di 5 GW;
  2. quello in conto capitale, che può essere richiesto dalla stessa data fino al 31 dicembre 2025 e, comunque, sino all’esaurimento delle risorse del PNRR per 2,2 miliardi di euro.

Sono erogati direttamente dal GSE a seguito di apposita istanza da parte del Referente della CER (o di eventuale altro soggetto beneficiario, che sia autoconsumatore individuale o collettivo dell’energia rinnovabile prodotta), e comprendono:

  • Una tariffa incentivante (incentivo in conto esercizio) sull’energia prodotta e condivisa virtualmente* dai membri della CER o dal gruppo di AUC (*consiste nella misura minima oraria, rilevata dal GSE, tra la quota di energia rinnovabile complessivamente prodotta dall’impianto e quella effettivamente consumata da ciascun componente della CER), che viene riconosciuta dal GSE per un periodo di vent’anni dalla data di entrata di esercizio dell’impianto rinnovabile. La tariffa, che è compresa tra 60 €/MWh e 120 €/MWh, in funzione delle dimensioni dell’impianto e del valore di mercato dell’energia, si compone di una quota fissa (che decresce all’incremento della potenza impegnata) e di una percentuale variabile in funzione del prezzo di mercato dell’energia.

La tariffa incentivante NON è cumulabile con altre forme di incentivo in conto esercizio, col superbonus e con quelli in conto capitale in misura maggiore al 40% dell’investimento iniziale, mentre È cumulabile con altre agevolazioni ordinarie di cui al TUIR (ad esempio la classica detrazione IRPEF al 50% per la ristrutturazione ordinaria). Ad essa possono accedere CER, gruppi di AUC e Autoconsumatori individuali a distanza.

  • Un corrispettivo di valorizzazione per l’energia autoconsumata (incentivo in conto esercizio), definito dall’ARERA per ogni anno di esercizio, (circa € 8 per MWh) con la possibilità di vendere al GSE, attraverso il meccanismo del ritiro, l’eventuale quota di energia eccedente, ossia prodotta, non consumata dai componenti della configurazione di autoconsumo e, dunque, immessa in rete, a fronte del pagamento di un corrispettivo, a titolo di vero e proprio pagamento. Ad esso possono accedere CER, gruppi di AUC e Autoconsumatori individuali a distanza.
  • Infine, per le sole CER ed AUC i cui impianti di produzione sono ubicati in Comuni con una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, è previsto un contributo in conto capitale, sino al 40% del costo dell’investimento, a valere sulle risorse del PNRR. Sono spese finanziabili con il contributo in conto capitale, quelle per l’acquisto dei materiali necessari, sia dal punto di vista strettamente edilizio che componentistico (macchinari, impianti, hardware e software); quelle per la progettazione; quelle per il collaudo e le spese preliminari, come la prefattibilità. Infine, sino al massimo del 10% delle spese sostenute, si possono finanziare anche le spese per la direzione lavori e la sicurezza.

Le criticità rilevate sulla tariffa incentivante.

Al fine di tener conto della minor producibilità degli impianti fotovoltaici (e per i soli impianti fotovoltaici) installati nelle Regioni centro settentrionali rispetto a quelli posizionati nel Regioni del Sud Italia, sono previste le seguenti maggiorazioni tariffarie:

  • +4 €/MWh, per le regioni del centro Italia (Lazio, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo);
  • +10 €/MWh per le regioni del nord Italia (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto).

Questa differente incentivazione tariffaria, tuttavia, suscita qualche perplessità se valutata in relazione alle finalità tipiche della CER come strumento di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà energetica.

Se, infatti, è innegabile, che le regioni meridionali possono contare su una maggiore esposizione solare e, dunque, almeno potenzialmente, sono favorite nella creazione di impianti da rinnovabili maggiormente produttivi in termini prettamente energetici, è altrettanto vero che proprio le regioni meridionali sono quelle, purtroppo, maggiormente disagiate dal punto di vista economico.

Posto che, tra le poche criticità delle CER, vi è l’importante investimento iniziale, si rischia in questo modo di avvantaggiare quelle regioni che, al contrario, hanno una maggiore solidità economica e nelle quali operano le aziende con maggiore forza economica.

Ecco, dunque, che prevedere incentivazioni tariffarie ulteriori proprio per le regioni economicamente più forti, rischia di essere una misura in aperto contrasto con le finalità tipiche di una CER.

Nei prossimi approfondimenti, tratteremo nel dettaglio le procedure di costituzione delle CER e dei gruppi di Autoconsumo collettivo, oltre che rilevanti aspetti fiscali e

©Riproduzione riservata

Avv. Roberto Rizzo

Via Ettore Majorana, 106 - 87035 Rende (CS) 348 656 5133 robertorizzoa@gmail.com http://studiolegalerobertorizzo.it

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