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Green pass in condominio: tra inutilità delle FAQ, disparità incomprensibili e confusione ingiustificata

Green pass in condominio: tra inutilità delle FAQ, disparità incomprensibili e confusione ingiustificata

Il Decreto green pass riguarda anche il condominio, ma mancano ancora norme specifiche. Il legislatore – ancora una volta – palesa la propria ignoranza

Nell’attesa delle “Linee guida per il controllo del Green Pass”, che dovrebbero cercare di restituire chiarezza a una previsione oscura e ancora in divenire, non hanno tardato di arrivare le FAQ (Frequently Asked Questions, ovvero le “domande frequenti) del Governo sull’uso del c.d. Green Pass.

È il caso di dirlo: le FAQ in questione sono eccezionalmente inutili, in quanto non forniscono alcun chiarimento, ma ribadiscono – ricorrendo ad un banale “copia/incolla” – quei pochissimi aspetti normati dal Decreto-legge n. 127/2021, che ha esteso l’obbligo di controllo del Green Pass anche al settore lavorativo privato.

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Tuttavia, senza voler entrare nel merito della (spinosissima) questione circa la correttezza o meno del ricorso allo strumento, si devono rilevare le antinomie di una disciplina eccezionalmente lacunosa, tanto da sollevare seri dubbi circa la propria (in)utilità ai fini del perseguimento delle finalità di contenimento della diffusione del contagio da COVID-19.

A titolo esemplificativo, basti rilevare che il controllo del Green Pass sia obbligatorio per i conducenti di autobus o taxi… ma non per i clienti! Orbene, l’esposizione a rischio dei conducenti è evidentemente elevata, a fronte di un (auspicabile) ricambio costante di Clienti che, a loro volta, sono stati a contatto con decine di altri soggetti tra cui – non è da escluderlo – anche potenziali portatori del virus. Invece di rafforzare, anche in termini di detrazione fiscale, gli interventi per la sanificazione, il Governo sposta l’attenzione sulla protezione individuale del tassista che deve avere il Green Pass, in modo da essere in qualche modo tutelato da potenziali fonti di contagio.

L’apice del paradossale si raggiunge nelle abitazioni private, laddove la richiesta di esibizione del Green Pass costituisce facoltà – forse riservata a padroni di casa eccezionalmente scrupolosi o timorosi – per consentire l’accesso di artigiani e operai (es. idraulico). Ma è appena il caso di ricordare che, in casa propria, i controlli sono assolutamente inesistenti, e il padrone di casa ben potrebbe rifiutarsi di indossare la mascherina o consentire agli estranei di non portarla.

Viceversa, laddove l’abitazione diventi “luogo di lavoro”, per la presenza di colf o badante, scattano i controlli obbligatori (ma a campione) sul possesso del Green Pass e la sua validità.

Attenzione: non si intende discutere circa l’opportunità o meno di questo (o di altri) meccanismi.

Cerchiamo solo di comprendere se e in quali termini vi siano dei obblighi nell’ambito del Condominio.

Quindi, cosa si deve fare in condominio? Le strade sono, tendenzialmente, due.

La prima comprende la mancata applicazione di qualsiasi norma e misura di contenimento della diffusione del contagio, in quanto non è un luogo di lavoro e quindi mancano le strutture (e la mentalità) per effettuare i controlli. Laddove non vi siano dipendenti, infatti, il condominio non si qualifica come “luogo di lavoro” e, di conseguenza, gli accessi sono liberi e non controllati. Persino indossare la mascherina all’interno del condominio, negli spazi condominiali tra cui l’ascensore, diventa una mera facoltà, peraltro scevra di qualsiasi potere di controllo e sanzione in capo all’Amministratore.

In tale contesto, il controllo del possesso del Green Pass da parte dei Fornitori del condominio (artigiani o gli stessi dipendenti delle imprese affidatarie degli appalti per manutenzioni e pulizie) non sono soggetti ad alcun controllo, se non da parte del proprio “datore di lavoro”.

Lo scenario cambia radicalmente laddove il condominio abbia almeno un dipendente (es. portiere). In tal caso, il condominio si configura come “luogo di lavoro” facendo diventare operative tutte le misure atte a contrastare la diffusione del contagio, dal portare la mascherina al controllo del possesso del Green Pass.

Le stesse assemblee di condominio vivono un limbo di contraddizione. Il Green Pass, infatti, deve essere posseduto per accedere a «spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi», nonché a «sagre e fiere, convegni e congressi» e a «centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso».

Senza voler tornare sulla– sterile – querelle linguistica se l’assemblea di condominio è o meno una “riunione”, basti rilevare che il Governo ha individuato specifiche “attività”:

  • Eventi sportivi, in cui le assemblee di condominio non rientrano
  • Convegni e congressi, altra categoria in cui le assemblee non rientrano, pur avendo una dinamica fortemente assimilabile
  • Attività svolte al chiuso in centri culturali, sociali e ricreativi, categoria ampia nella quale potrebbero rientrare senza dubbio le assemblee

Conseguentemente, l’affitto di un teatro per tenere l’assemblea di condominio non impone alcun controllo; mentre l’affitto di una sala riunioni (al chiuso) presso un centro ricreativo prevede il controllo del Green Pass.

Sfugge, evidentemente, la ratio del legislatore che – ancora una volta – palesa la propria ignoranza del mondo condominiale, creando disparità incomprensibili e confusione ingiustificata in relazione ad un’attività che può in concreto comportare la realizzazione di “assembramenti” e conseguente diffusione del contagio.

Eppure, è solo con l’Amministratore del condominio che viene raggiunto il vertice dell’inconsapevolezza del legislatore.

L’Amministratore che non abbia dipendenti deve controllare sé stesso? O meglio: deve essere in possesso del Green Pass? L’ennesimo buco normativo diviene, in questo caso, una voragine.

La norma fa riferimento ai “liberi professionisti”, quindi è applicabile esclusivamente a coloro i quali svolgono un’attività “liberale”, cioè ordinistica? Oppure si applica a tutti coloro che sono “professionisti”, ovvero chi «agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale» (cfr. art. 3, lett. c) Codice del Consumo)?

A parere di chi scrive, la norma va rigorosamente estesa i “professionisti” così come definiti nel Codice del Consumo, in senso ampio, come esercenti un’attività imprenditoria, commerciale, artigianale o professionale. Quindi, anche l’Amministratore di condominio – in quanto professionista – deve possedere il Green Pass.

Ma per farne cosa? Accedere al proprio studio, dove lavora da solo e dove non riceve alcun condomino perché ha adottato metodi alternativi (es. telefono, videoconferenza, email…)? E, anche in quel caso, l’Amministratore dovrebbe controllare “a campione” se ha lui stesso ha il Green Pass valido? Già immagino gli amministratori che si mandano a casa – con la rigorosa sospensione del compenso, ovviamente – perché non hanno il Green Pass. Scenetta divertente, senza dubbio. Ma indice di un tragico male che attanaglia i nostri tempi.

Manca una rotta da seguire. Manca una strada da percorrere. Manca un’applicazione ragionevole delle (doverose) misure di contrasto alla diffusione del contagio COVID.

In ambito condominiale (e non solo), forse, il Green Pass non rappresenta la soluzione. Forse.

Pacchetto Green pass e assemblee condominiali: istruzioni per l’uso

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Avv. Peter Lewis Geti

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