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Il nuovo volto della mediazione. Maggiore spazio agli amministratori di condominio

Il nuovo volto della mediazione. Maggiore spazio agli amministratori di condominio

Verso una maggiore concessione di quel vitale “spazio di manovra”  concessa anche agli amministratori di condominio.

Entra in vigore quest’oggi, quasi fosse un bel regalo di Natale, la “delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie, nonché in materia di esecuzione forzata”.

Se il “coraggio delle visioni” invocato dal Presidente Draghi al Senato per il voto di fiducia al Governo è riuscito a caratterizzare anche il “modello italiano per una giustizia coesistenziale e sostenibile”,  il piano nazionale di ripresa e resilienza sembra dunque ora davvero lanciato verso la riduzione delle italiche lungaggini stimata al 40% entro i prossimi cinque anni, per poi arrivare agli auspicati “mille giorni” di durata media dei processi.

Sarà vero? Vedremo.

Intanto, per legge, il Governo dovrà attuare entro un anno i principi ed i criteri direttivi  dettati dal Parlamento, eppoi – soprattutto per quanto concerne la riforma della mediazione – dovremo capire se, come e quando potranno essere superati i non pochi dubbi interpretativi ed i contrasti giurisprudenziali che a tutt’oggi permangono intorno all’istituto “deflattivo” nato un decennio fa sotto i migliori auspici e mai completamente decollato.

Ma per gli amministratori di condominio, quali novità si prospettano?

La legge delega entrata in vigore oggi, proprio in tema di revisione delle procedure ADR, suggerisce che “l’amministratore del condominio è legittimato ad attivare un procedimento di mediazione, ad aderirvi e a parteciparvi, e prevedere che l’accordo di conciliazione riportato nel verbale o la proposta del mediatore sono sottoposti all’approvazione dell’assemblea condominiale che delibera con le maggioranze previste dall’art. 1136 del  codice civile e che, in caso di mancata approvazione, la conciliazione si intende non conclusa o la proposta del mediatore non approvata”.

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Un bel passo avanti, non c’è che dire, considerato soprattutto che i margini di autonomia dei mandatari – da sempre completamente legati alle decisioni assembleari anche per transazioni di pochi spiccioli – potrebbero finalmente ottenere quell’auspicato “salto di qualità” che può – ed anzi assolutamente deve – caratterizzare l’attività multidisciplinare dell’amministratore del terzo millennio.

In questo, va certamente rivolto un plauso al Ministro della Giustizia Marta Cartabia, reale portatrice delle forte spinta verso la risoluzione alternativa di tutte quelle controversie che proprio nel settore condominiale hanno determinato l’abnorme proliferazione del contenzioso rispetto al quale, già da tempo, il legislatore avrebbe dovuto ipotizzare l’attribuzione di una maggiore voce in capitolo all’amministratore virtuoso per la gestione delle beghe del ramo.

Se gli intendimenti contenuti nella legge delega non subiranno distorsioni, e se il rispetto dei tempi previsti prevarrà su discussioni e “paletti” inutili, potrebbe finalmente intanto ottenersi quel margine di manovra e quel minimo di discrezionalità necessari a intercettare ed approcciare in totale autonomia almeno le questioni di più “leggero” peso giuridico, che comunque – volenti o nolenti – si manifestano con non trascurabile frequenza  all’interno di pressochè tutti i condomini italiani.

Ferma restando la sempre necessaria – e fisiologica – azione legislativa di riallineamento fra le norme di legge e la loro pratica applicazione sul campo, che dovrà esercitarsi proprio in virtù del nuovo corso volto a riscrivere il rapporto tra cittadini e giustizia, per i nostri amici amministratori si profila dunque una maggiore concessione di quel vitale “spazio di manovra” che – com’è giusto che sia – resta intimamente ancorato alla qualità del rapporto fiduciario esistente fra ogni compagine condominiale e il suo gestore.

C’è da ben sperare, dunque. A fronte delle performances qualitative di mandatari più inclini ad abbracciare il nuovo che avanza, anche in riferimento all’assunzione di responsabilità di natura manageriale, l’assiduo ricorso alla migliore negoziazione preventiva ed al sapiente utilizzo degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie potrà effettivamente rappresentare – per  gli amministratori “transazionisti” – la nuova vera sfida da abbracciare in sintonia con gli obiettivi del Pnrr.

A una sola condizione, però: la “riscrittura” delle regole del gioco, per i mandatari nostrani,  è divenuta improcrastinabile, e pur con ogni apprezzamento nei confronti del “cambio di rotta” va assolutamente preso atto che a dieci anni dalla riforma del condominio, oltrechè dall’introduzione della mediazione obbligatoria, troppi nodi sono rimasti irrisolti e troppe, ancora, restano  le questioni sospese.

Ne parliamo fra dodici mesi, allora, con la speranza che la delega al Governo porti buoni frutti. Intanto, godiamoci la legge regalataci quest’oggi, e consideriamola benevolmente quale significativo, sia pur modesto, regalo di Natale.

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Avv. Michele Zuppardi

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