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Il Parlamento Europeo approva la Direttiva Casa Green

Il Parlamento Europeo approva la Direttiva Casa Green

La Direttiva Casa Green (EPBD) supera anche lo scoglio del Parlamento Europeo e si avvia ad una rapida adozione.

La Direttiva Casa Green (EPBD) supera anche lo scoglio del Parlamento Europeo e si avvia ad una rapida adozione. Resta l’ultimo passaggio, meramente formale, al Consiglio UE prima di portare a compimento il lavoro sull’efficientamento energetico avviato dal Trilogo sin dal 07 dicembre ultimo scorso.

Dopo un acceso dibattito che ha visto aspramente contrapposte le diverse forze politiche, il 12 marzo ultimo scorso, è stato finalmente approvato dal Parlamento europeo in seduta plenaria, il testo della direttiva Casa Green, nella versione che, dopo un ulteriore passaggio poco più che formale innanzi al Consiglio UE, sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea, senza alcuna ulteriore modifica.

Dall’entrata in vigore, dopo venti giorni dalla pubblicazione in Gazzetta, gli Stati membri, ai quali si richiede un impegno economico stimato in circa 152 miliardi di euro, avranno due anni di tempo per recepirla al fine di realizzare gli obiettivi di efficientamento energetico in essa prefissati e ridurre, così, l’impatto ambientale negativo dell’attuale patrimonio immobiliare europeo.

La nuova versione della direttiva EPBD, molto ammorbidita rispetto all’iniziale stesura, fissa alcuni principi cardine, differenziando gli interventi sugli edifici a seconda della natura, residenziale o meno, degli stessi.

Gli edifici residenziali e non residenziali

Quanto ai primi (ossia, gli immobili residenziali), si prevede la riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con il 55% di questa riduzione che dovrà ricavarsi dalla ristrutturazione degli edifici con le prestazioni meno performanti.

Quanto ai secondi, invece, (gli immobili non residenziali), gli Stati membri dovranno ristrutturare il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche entro il 2030 e il 26% entro il 2033.

Previsto, ancora, un limite temporale invalicabile: entro il 2050 l’intero patrimonio edilizio esistente dovrà essere oggetto di ristrutturazione, per arrivare a “emissioni zero”, con un importante regime differenziato, sulla base della data di edificazione dell’immobile.

In particolare: per gli edifici di nuova costruzione di natura residenziale, l’obbligo di edificazione nel rispetto del principio di neutralità climatica dovrà essere perseguito dal 2030; per gli edifici pubblici, l’obbligo scatterà, invece, sin dal 2028.

In ogni caso, per evitare che gli obiettivi di efficientamento energetico sottesi alla direttiva casa green siano raggiunti solo, o prioritariamente, attraverso interventi su edifici (già) in buono stato di conservazione, si impone un obbligo ulteriore: le ristrutturazioni, a fini di miglioramento della classe energetica, dovranno avere ad oggetto una percentuale pari, almeno, al 43% degli immobili meno performanti, in termini di risparmio energetico.

L’abbandono delle fonti combustibili tradizionali

Quanto, poi, al tema del raggiungimento dell’indipendenza energetica dalle fonti tradizionali, ossia i combustibili fossili e gli idrocarburi, le caldaie a gas metano saranno vietate dal 2040, con una proroga di ben 5 anni rispetto al termine ipotizzato inizialmente dalla Commissione.

Già dal prossimo anno, però, stop agli incentivi per installarle, mentre sarà valorizzato, e debitamente incentivato, il ricorso a sistemi di riscaldamento ibridi (che combinano caldaie e pompe di calore o solare termico).

Infine, in relazione agli impianti fotovoltaici e, più in generale che utilizzano le FER, l’obbligo d’installazione di pannelli solari sui tetti, riguarderà gli edifici pubblici e non residenziali “in funzione delle loro dimensioni” e tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.

©Riproduzione riservata

Avv. Roberto Rizzo

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