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Il popolo ha fame? Dategli un bonus

Il popolo ha fame? Dategli un bonus

Siamo in attesa di un nuovo Illuminismo, capace di ispirare una classe politica coraggiosa, non succube del consenso e dei sondaggi

Da qualche anno a questa parte ogni Governo pensa di risolvere i problemi con un bonus.

Pensateci, c’è un bonus per tutto: bonus bebè, bonus monopattini, bonus bici, bonus occhiali, bonus tv, bonus auto elettriche, bonus elettrodomestici, bonus cultura, bonus sauna, bonus verde, bonus prima casa, bonus affitti, bonus chef, fino ad arrivare ai bonus e superbonus edilizi per ogni parte dell’immobile (facciata, bagno, ecc.) e dalle percentuali variabili fino al 110%.

Il tutto ricorda molto la celeberrima frase attribuita a Maria Antonietta, la quale, si narra, rispose a chi le diceva che il popolo aveva fame: “Se non hanno pane, che mangino brioche“. Il senso è quello. Se l’Italia va a rotoli, diamo agli italiani un bonus.

Soluzione decisamente più facile e di effetto, soprattutto per ottenere like sui social nella speranza che si trasformino in voti nelle urne. Risolvere in maniera strutturale i problemi è più difficile e notoriamente non premia in termini di popolarità. D’altronde la politica è ridotta a un grande reality, manca solo il confessionale, il televoto e Alfonso Signorini che conduca le maratone elettorali al posto di Mentana.

L’ultimo bonus proposto in ordine di serie è quello per lo psicologo: €600 per 10 sedute e passa tutto. Siete stressati dal lockdown? Vedete i vostri figli depressi con manie suicide, affetti da disturbi alimentari e disadattati socialmente? Ecco a voi il bonus: presentatelo in cassa e tornerà il sorriso.

Che ipocrisia!

Prima di erogare a pioggia bonus vari era e resta opportuno un preliminare e approfondito esame di coscienza per capire le cause di questa collettiva depressione economica, psicologica e valoriale.

Forse, se avessimo usato i soldi dei bonus per investimenti strutturali, avremmo agevolato la crescita, rendendola duratura e non effimera, condizionata da ogni mutevole evento.

Viviamo da troppo tempo in un costante “stato di emergenza di fatto”, al quale si è solo sommato quello “di diritto” proclamato per legge a causa della pandemia e le risposte continuano ad essere solo emergenziali, consistenti per lo più sulla distribuzione di risorse senza una logica, toppe che non potranno mai arginare le falle.

Tutti prospettano continuamente riforme fiscali, riforme del lavoro, riforme della sanità, riforme degli ammortizzatori sociali, ma poi restano al palo, perché come si tocca uno di questi temi si scatenano le manifestazioni di piazza per dire “no”, perché, in fondo, dire “no” conviene, in quanto non comporta assunzione di responsabilità.

Se poi si avvicina qualche elezione ancora peggio: la parola d’ordine diventa promettere (e non iniziare) il cambiamento, prospettando miracoli che puntualmente, ottenuto il mandato elettorale, poi non si realizzano.

Ci ricordiamo tutti Salvini nel 2018 a Porta a Porta spiegare con tanto di lavagnetta come avrebbe tolto tutte le accise sui carburanti al primo consiglio dei ministri: poi ha vinto, eppure noi nel 2022 ci troviamo tutti in fila per ore in Slovenia, Austria e Svizzera a fare il pieno come oltre 20 anni fa.

Ma di esempi di promesse non mantenute è sterminata la storia repubblicana, perché purtroppo molti politici si dimenticano che i miracoli li fa solo Dio.

Tra gli highlight, come dimenticare Berlusconi che, ai tempi della sua discesa in campo, promise due sole aliquote Irpef, l’abolizione di Irap e del bollo auto oppure Renzi che nell’agosto del 2014, strizzando l’occhio, disse “italiani andate in vacanza sereni, a settembre ci sarà una grande ripresa col botto”. Di “botti” ne abbiamo visti altri e non proprio da festeggiare.

E così tutto resta com’è, meglio non fare niente, al massimo qualche ritocco qua e là e vediamo come va, nel mentre si stanziano bonus per tenere buono il popolo, magari complicandogli pure la vita, scrivendo procedure contorte per ottenere le agevolazioni (alla faccia della semplificazione della P.A., altra promessa ancora utopica!) in modo che resti concentrato su quello e non si accorga di tutto il resto.

Com’è successo per i bonus edilizi previsti dal Decreto Rilancio, le cui norme sono state modificate 13 volte in 22 mesi, tanto che oramai i vari decreti dovrebbero concludersi con “to be continued”.

Tornando a Maria Antonietta, sappiamo come è andata a finire.  Forse anche l’Italia avrebbe bisogno di un nuovo illuminismo, capace di ispirare una classe politica coraggiosa, non succube del consenso e dei sondaggi, in grado finalmente di traghettare il Paese verso una nuova era, quella del progresso e non quella dei bonus.

©Riproduzione riservata

Avv. Ester Soramel

Associazione Consumatori Attivi

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Una replica a “Il popolo ha fame? Dategli un bonus”

  1. Certo il suo articolo è facile e intelligente ma
    in realtà il SUPERBONUS sta trasformando la fonte del 30% degli sprechi di consumi di energia ed è un intervento strutturale, nonostante le 13 modifiche…. Lo hanno capito tutti tranne Draghi…mannaggia a noi…e la elite al quale non piace che si consegua un miglioramento a zero, magari ad opera della classa media o addirittura poveracci…Avessero studiato le ESCO, i certificati bianchi e quello che sono gli interventi precursori del BONUS staremmo meglio.

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