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Il processo veloce e le “pezze” sul passato: i metodi sbrigativi della politica che mortificano avvocati e amministratori di condominio

Il processo veloce e le “pezze” sul passato: i metodi sbrigativi della politica che mortificano avvocati e amministratori di condominio

Analisi di una miscela pericolosa composta da mediazione e sconti fiscali, proposta in via alternativa per mascherare tutte quelle ben note inefficienze che continueranno a persistere.

Bella proposta di riforma, quella approdata in Commissione Giustizia al Senato.

Come uno spot pubblicitario che allude all’esito perfetto della prova costume, il dimagrimento degli archivi tribunalizi – gonfi di cause inevase – sembra potersi materializzare attraverso il ricorso a un prodotto  miracoloso,  identificato con la sigla ADR associata a qualche sconto in percentuale sulle tasse da pagare.

Già, perchè l’atavica lentezza dei procedimenti giudiziali, affiancata all’inesistenza delle giuste risorse necessarie al reclutamento di nuovi magistrati, sembrano aver favorito la scoperta di una miscela miracolosa composta da mediazione e sconti fiscali, proposta in via alternativa e quale contromisura per mascherare tutte quelle ben note inefficienze che – in ogni caso – continueranno a persistere.

E pur desiderando plaudire all’innovazione e alla valorizzazione di mediazione, arbitrato e simili, mai prima d’oggi tanto invocate e auspicate dai registi della politica, viene da chiedersi come mai – a proposito di condominio – si vuol “regalare” (o meglio, elemosinare) all’amministratore la sola possibilità di presentarsi dinanzi all’Organismo designato senza previamente chiedere – udite, udite – la preliminare autorizzazione dell’assemblea.

Dov’è l’arbitrato? Che fine ha fatto la negoziazione assistita? Perchè si spinge genericamente sulle ADR senza favorirne realmente l’utilizzo in vista dello snellimento delle liti di settore?

Mistero. Il condominio “zoppica” già da dieci anni, ed è catalogato come un “ente di gestione” stracarico di adempimenti a carico dei mandatari, ai quali però sono irrimediabilmente legate entrambe le mani al punto che – per transigere una banale lite dal valore di anche soli cinquanta euro – si impone la convocazione dell’assemblea “sovrana” con tanto di discussioni e troppo spesso inutili polemiche.

Perchè dunque non si vuol mettere mano alle disposizioni codicistiche in materia condominiale? Perchè non si vuol prevedere la possibilità di mutare i quorum e favorire l’utilizzo delle clausole arbitrali?

E perchè si continua a parlare di mediazione in modo così generico, dopo aver addirittura promesso la istituzione del giudice del condominio?

Pezze su pezze, insomma. Bene sta facendo la sempre più popolosa corrente del “Patto per l’Avvocatura” a contrastare con veemenza il dannoso decisionismo governativo che vorrebbe risolvere – sic et simpliciter – tutti i guai della giustizia italiana, dimenticando di coinvolgere al tavolo della concertazione i principali attori che ben conoscono le aule ove la giustizia stessa dovrebbe esercitarsi.

E se tale irriguardoso trattamento di esclusione è amabilmente riservato agli avvocati italiani, ben strutturati e chiaramente identificati quali professionisti “ordinistici”, cosa sarà mai degli amministratori di condominio, figli di un dio minore alla perenne ricerca della loro vera identità e spettatori impauriti della sfrenata corsa allo scaricabarile di Stato?

“Professare esclusivamente il dogma della celerità dei giudizi – scrive il Patto per l’Avvocatura – senza intervenire in modo sistematico e lungimirante, avendo cura di bilanciare adeguatamente le correlate istanze delle parti processuali, significa venir meno a uno dei doveri fondamentali che reggono gli ordinamenti democratici”.

Tutto più veloce, dunque, e tutto in funzione dei problemi del momento. L’importante è andare avanti, senza guardarsi indietro, lasciando nel dimenticatoio le criticità dei vari campi del diritto civile con un unico, essenziale imperativo: tiriamo a campare.

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Avv. Michele Zuppardi

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