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Condominio: no a sistemi di videosorveglianza senza delibera dell’assemblea. Amministratore multato dal Garante della privacy

Condominio: no a sistemi di videosorveglianza senza delibera dell’assemblea. Amministratore multato dal Garante della privacy

Multato l’amministratore di condominio, con mille euro di sanzione perché ha installato le telecamere  di videosorveglianza senza essere preventivamente autorizzato dall'assemblea condominiale

Il Garante Privacy, con proprio Provvedimento n. 502/2023 (doc. web n. 9960920), ha fornito importanti conferme in ordine all’effettiva possibilità di installazione degli impianti di videosorveglianza all’interno dei condomini, fornendo chiarimenti circa le procedure da adottare per la corretta (e legittima) installazione dell’impianto.

Il caso sottoposto al Garante

Un condomino presentava (in data 29/01/2021) reclamo in ordine all’illecito trattamento di dati personali da parte dell’Amministratore p.t. del Condominio, in quanto aveva provveduto a installare un sistema di videosorveglianza in assenza della prescritta delibera assembleare. In esito al mancato riscontro alla richiesta di informazioni formulata all’Amministratore, veniva disposto l’accertamento direttamente presso il Condominio, ove gli agenti del Nucleo tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza confermava la presenza di un sistema di videosorveglianza composto da due telecamere, posizionate all’esterno dell’edificio, attive e funzionanti, il cui angolo visuale era esteso all’area destinata al parcheggio e al cancello di accesso, con parziale visione della strada pubblica. Le immagini erano visualizzabili sullo smartphone dell’amministratore tramite l’immissione di codice e password.

Dall’accertamento si verificava altresì che l’impianto era stato installato nel mese di novembre 2020 in assenza di qualsivoglia delibera dell’assemblea condominiale, sebbene i condomini fossero stati avvisati dell’installazione con una e-mail datata 06/11/2020.

Nel merito, l’Amministratore evidenziava che tutti i condomini fossero concordi nella necessità di provvedere all’installazione dell’impianto, per far fronte ai continui danneggiamenti che si verificavano nell’area antistante il Condominio, e che l’impianto in questione era stato installato con urgenza, con riserva di adottare la delibera condominiale alla prima occasione utile.

La normativa applicabile

Il Garante Privacy, con estrema chiarezza, ribadisce la procedura da adottare per la corretta installazione delle telecamere, chiarendo altresì il “significato giuridico” dei passaggi assembleari e delle delibere conseguenti.

Ed invero, l’art. 1130, c. 1, n. 1 c.c., prevede la necessaria assunzione di una delibera condominiale preventivamente all’installazione dell’impianto di videosorveglianza, posto che  la delibera rappresenta non solo lo strumento che definisce il mandato conferito all’Amministratore, ma assorbe altresì tutti gli adempimenti e le basi giuridiche necessarie ad autorizzare l’installazione dell’impianto. Sul punto, lo stesso Garante specifica che mediante la delibera assembleare, «i condomini concorrono a definire le caratteristiche principali del trattamento, andando a individuare le modalità e le finalità del trattamento stesso, i tempi di conservazione delle immagini riprese, l’individuazione dei soggetti autorizzati a visionare le immagini», assumendo – di conseguenza – la qualifica di titolare del trattamento ex art. 4, n. 7, GDPR.

Secondo il Garante, l’assenza di una delibera condominiale «ha fatto sì che l’amministratore abbia operato al di fuori dei compiti a lui attribuiti dalla normativa», ed invero,  dagli atti risulta che l’amministratore del condominio si sia occupato di fare installare le telecamere, definendone egli stesso l’angolo visuale, dotandosi anche di un’applicazione per visionare le immagini attiva sul proprio smartphone, previo inserimento di credenziali di autenticazione conosciute a lui soltanto.

Tale condotta assume rilevanza ai fini dell’individuazione delle responsabilità, posto che tutti gli adempimenti posti in essere dall’Amministratore sono stati effettuati rappresentando falsamente l’Ente di gestione che, in realtà, era rimasto all’oscuro di qualsivoglia informazione. Ne consegue che il «titolare del trattamento» è identificabile non già nel Condominio, ma nell’amministratore, sul quale ricadono tutte le responsabilità.

Le violazioni contestate e riscontrate

Il Garante Privacy rileva l’illegittimità del trattamento effettuato, attribuendo ogni responsabilità all’amministratore che ha agito «in assenza di un idoneo presupposto di liceità, ai sensi dell’art. 6 del Regolamento».

Ed invero, il Garante non contesta la correttezza di fondo dell’operato, ovverosia la tutela la proprietà da furti o atti vandalici, pienamente rispondente ai caratteri di liceità del trattamento codificati dal GDPR e che legittimano pacificamente l’installazione dell’impianto di videosorveglianza. Ciò che viene contestato è la mancanza della delibera assembleare che è chiamata a operare un bilanciamento tra la necessità della misura (ovvero: installazione del sistema di videosorveglianza), rapportata a una situazione di rischio reale, operando altresì un bilanciamento con i diritti e le libertà fondamentali degli interessati. Mancando tale argomentazione e conseguente autorizzazione da parte dell’assemblea, il trattamento posto in essere dall’Amministratore è da ritenersi illecito.

A ciò si aggiunge anche l’ulteriore profilo di illiceità connesso alla violazione dei principi generali di liceità, correttezza e trasparenza (art. 5, par. 1, lett. a) del Regolamento nei confronti di tutti gli interessati (condomini e non), non avendo nemmeno posizionato la prescritta cartellonistica di avviso e individuazione dell’area soggetta a videosorveglianza.

Il corretto procedimento di approvazione dell’installazione delle telecamere in condominio

Il Codice civile (cfr. art. 1122-ter c.c.) e il Garante tracciano, in relazione alla procedura da adottare per installare le telecamere in condominio, un percorso estremamente chiaro e lineare.

La norma di riferimento è, indubbiamente, costituita dall’art. 1122-ter c.c. a mente del quale: «Le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136».

Ne consegue che, necessario ed evidente, presupposto per l’installazione di un impianto di videosorveglianza in condominio debba essere la delibera assembleare di approvazione dell’installazione dell’impianto medesimo.

Tale deliberazione comporta alcune valutazioni da parte dell’assemblea, non solo concernenti il costo dell’installazione e gestione dell’impianto, ma anche una valutazione adeguatamente ponderata:

  • dei presupposti di fatto che giustificano l’intervento (es. la circostanza che si siano verificate effrazioni, furti ecc. nell’edificio e nelle aree circostanti)
  • delle misure ragionevolmente necessarie per l’esecuzione dell’intervento (es. numero delle telecamere, posizionamento e puntamento)
  • delle modalità di accesso alle riprese e alle registrazioni (es. richiesta scritta, denuncia…)
  • delle misure di sicurezza da adottare per la tutela degli interessi in gioco

Tali valutazioni non possono (e non devono) essere assunte da una “minoranza attiva”, ma da un numero di condomini corrispondenti alla maggioranza degli intervenuti all’assemblea, rappresentanti almeno metà del valore dell’edificio (art. 1136, c. 2 c.c.), bilanciando le intemperanze della minoranza al disinteresse dell’eventuale maggioranza dei condomini.

Il mancato rispetto di tale percorso è stato qualificato dal Garante come una vera e propria circostanza aggravante della condotta, che ha comportato la comminazione di una sanzione di € 1.000,00 a carico dell’Amministratore e la pubblicazione del provvedimento sul sito internet del Garante.

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Avv. Peter Lewis Geti

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