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La pluralità di parti istanti e la loro presenza nelle mediazioni condominiali

La pluralità di parti istanti e la loro presenza nelle mediazioni condominiali

Cosa succede quando più condomini impugnano una delibera attivando una procedura di mediazione?

L’articolo 8, comma 4 (rubricato: “Procedimento”) del D. Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010, rinnovato dalla “Riforma Cartabia” espressamente prevede che: «Le parti partecipano personalmente alla procedura di mediazione», con ciò sollevando numerose perplessità operative in ordine alla gestione della procedura nel caso in cui più condomini, congiuntamente, decidano di impugnare il deliberato assembleare.

La nozione di “centro di interessi”

La questione può essere affrontata, in prima battuta, sotto il profilo tecnico-giuridico, dovendo valutare se la posizione dei condomini-istanti rappresenti o meno un unico “centro di interessi”. Sul punto, l’art. 34, comma 4 del D.M. 150/2023 (recante «Soggetti obbligati e modalità di pagamento») espressamente prevede che «Ai fini della individuazione dei soggetti tenuti al pagamento delle spese di mediazione, quando più soggetti rappresentano un unico centro di interessi, il responsabile dell’organismo li considera come una parte unica».

L’istituto in questione si definisce in senso negativo cercando di verificare se due o più parti, da un punto di vista astratto, non abbiano interessi giuridici in conflitto in una controversia avente il medesimo oggetto della procedura di Mediazione. Detto in altri termini, allorquando due (o più) soggetti abbiano un interesse giuridico che non può essere scisso e, quindi, che in una ipotetica causa in Tribunale non possono trovarsi l’uno contro l’altro, in quel caso è applicabile il concetto di “unico centro di interessi” (per una più completa disamina si rinvia a Michela Sedea, Centro di interesse e spese di mediazione).

Conseguenza dell’unicità degli interessi in gioco è l’onere di contribuzione unificato, vale a dire che più soggetti – ciascuno portatore di una autonoma ma non confliggente posizione giuridica – saranno tenuti a sostenere una spesa unica per spese di avvio, indennità e mediazione.

Viceversa, laddove più soggetti portatori di interessi non confliggenti aderiscano alla medesima procedura conciliativa, ciascuno (o congiuntamente) in via autonoma, pur vantando posizioni analoghe, si dubita dell’effettiva possibilità di riconoscere l’unicità del centro di interesse, considerato che l’istituto dell’adesione – mutuato dalla disciplina del processo civile – fa valere un diritto autonomo, ma non in via principale, bensì degradata rispetto alla posizione dell’attore/istante iniziale, alle cui risoluzioni gli altri interessati si associano.

Analogamente, deve ritenersi esclusa l’unicità del “centro di interessi” laddove tra più soggetti che vantano posizioni comuni e non in conflitto, possa emergere – come spesso accade – posizioni ulteriori e specifiche (a titolo esemplificativo, nell’impugnativa di delibera assembleare per violazione dei criteri di riparto previsti dalla legge o dal Regolamento, un soggetto potrebbe far valere l’ulteriore vizio dell’omessa o ritardata convocazione, con ciò qualificandosi come ulteriore e separato centro di interessi).

La necessaria partecipazione personale di tutte le parti

Sotto altro profilo, la mediazione che vede coinvolti più soggetti si scontra con la citata previsione di cui al predetto articolo 8, comma 4 D.Lgs. n. 28/2010, che prevede, com’è noto, l’obbligo di partecipazione personale alla procedura di mediazione. Orbene, se è vero che solo attraverso il dialogo informale tra i soggetti coinvolti è possibile trovare quella composizione degli opposti interessi satisfattiva al punto da evitare la controversia ed essere più vantaggiosa per entrambe le parti (Cfr. Cass. Civ., sent. n. 8473/2019), ci si domanda quale possa essere l’effettivo apporto alle funzioni della mediazione finalizzata alla conciliazione della partecipazione di una molteplicità di soggetti tutti portatori della medesima posizione giuridica.

Questioni logistiche: dove ospitare tutte le parti coinvolte?

La complessità della vicenda si apprezza sia sotto il profilo operativo che quello decisionale. Sotto il primo aspetto, infatti, l’Organismo e il Mediatore si troveranno a dover gestire la partecipazione in presenza, in videoconferenza ovvero mista di un elevato numero di soggetti, ciascuno dei quali ugualmente titolato ad intervenire e contribuire alla risoluzione della questione oggetto della procedura. Ma, oggettivamente, con quali risultati possibili?

Il rischio concreto è quello di avere una platea difficilmente gestibile, almeno sotto il profilo logistico. Immaginiamo, nei condomini di maggiori dimensioni, di dover accogliere decine di parti istanti, rendendo onerosa la gestione della procedura (non a caso le “spese vive” vengono espressamente previste dal D.M. 150/2023). Lo stesso Mediatore dovrà poi verificare il titolo di partecipazione alla procedura, inteso come verifica dei poteri della parte di partecipare alla procedura e di eventuali poteri di rappresentanza “qualificati” dell’avvocato ovvero del procuratore, complicando l’attività del Professionista che dovrebbe, al contrario, potersi dedicare appieno alla gestione umana del procedimento.

Perché non può partecipare un “rappresentante” unico?

Indubbiamente, sotto l’aspetto operativo, la partecipazione di tutte le parti coinvolte consentirebbe di effettuare una valutazione congiunta e globale delle diverse questioni, sensibilizzando tutti gli attori alla ricerca di una soluzione conciliativa satisfattiva per tutti. Tuttavia, nell’ambito della mediazione condominiale, tale impegno si scontra con la mancanza di “coinvolgimento universale” dei partecipanti al Condominio, che intervengono esclusivamente a mezzo dell’Amministratore-Rappresentante ex lege.

Sempre in relazione all’aspetto operativo, la partecipazione di tutte le parti coinvolte nel procedimento comporta la necessità di acquisirne la firma ovvero la relativa delega per la firma, rendendo, ancora una volta, estremamente complessa la gestione della procedura, aggravando il Mediatore e l’Organismo di attività amministrative che sottraggono energie e concentrazione alle attività di risoluzione della controversia.

Ecco, quindi, che la procedura di mediazione così articolata avrebbe potuto essere resa più snella dal legislatore, prevedendo – a titolo esemplificativo – la partecipazione personale di un solo rappresentante, scelto dalle stesse parti, che possa partecipare in modo qualificato portando gli interessi e le posizioni (comuni) di tutti gli altri interessati, lasciando al Mediatore – laddove lo ritenesse necessario – l’attivazione di una “sessione separata” coinvolgendo tutti gli altri soggetti, al fine di sensibilizzarli alla conciliazione ovvero raccoglierne le diverse “sfumature”, utili ai fini della soluzione della questione.

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Avv. Peter Lewis Geti

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