Contatta la redazione: redazione@condominiocaffe.it | Redazione 0803219961 | 3402464960

L’amministratore sarà sostituito dall’intelligenza artificiale?

L’amministratore sarà sostituito dall’intelligenza artificiale?

Se un algoritmo può leggere verbali, aprire ticket e rispondere ai residenti, cosa resterà davvero all'amministratore?

Quando si parla di intelligenza artificiale, la domanda arriva ormai in qualsiasi settore: medici, avvocati, commercialisti, giornalisti. Era inevitabile che prima o poi toccasse anche agli amministratori di condominio.
La risposta più semplice sarebbe dire no, ma probabilmente sarebbe anche la meno corretta. Perché l’intelligenza artificiale non sostituirà l’amministratore, almeno non nel prossimo futuro, ma sta già iniziando a sostituire una parte significativa delle attività che oggi occupano gran parte del suo tempo.

Secondo il report 2025 di McKinsey sull’adozione dell’AI nelle organizzazioni, oltre il 78% delle aziende a livello mondiale utilizza già strumenti di intelligenza artificiale in almeno una funzione aziendale. Nel settore immobiliare e del property management la crescita è ancora più rapida, spinta dalla necessità di gestire grandi quantità di dati, richieste e processi amministrativi. Negli Stati Uniti, numerose società di gestione immobiliare stanno sperimentando assistenti virtuali capaci di rispondere ai residenti ventiquattro ore su ventiquattro, analizzare documenti, aprire ticket di manutenzione e fornire informazioni senza l’intervento umano.

Non si tratta di scenari futuristici. Aziende come BuildingLink, utilizzata in migliaia di edifici residenziali nordamericani, hanno già introdotto sistemi intelligenti che automatizzano gran parte delle comunicazioni con gli abitanti. Allo stesso tempo, società di property management presenti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi stanno utilizzando chatbot addestrati sui regolamenti interni, sui verbali delle assemblee e sulla documentazione tecnica degli edifici. In pratica, molte delle domande che oggi arrivano all’amministratore possono ricevere una risposta immediata senza alcun intervento umano.

VUOI UN ESEMPIO?
Immaginiamo una situazione molto comune. Un condomino rientra a casa alle undici di sera e nota una perdita d’acqua nel corsello dei box. Oggi potrebbe inviare una e-mail, telefonare il giorno successivo oppure scrivere nel gruppo WhatsApp del palazzo generando decine di messaggi e inevitabili discussioni. In un sistema supportato dall’intelligenza artificiale, il condomino apre l’app del condominio, fotografa il problema e scrive una breve descrizione. L’AI riconosce automaticamente la tipologia del guasto, assegna la priorità corretta, apre un ticket, verifica se esistono interventi simili già segnalati, individua il fornitore competente e informa l’amministratore. Nel frattempo il residente riceve una risposta immediata con il numero della pratica e le tempistiche previste. Tutto questo può avvenire in pochi secondi.

 

 

Il vero cambiamento non riguarda però la velocità delle risposte. Riguarda il modo in cui vengono gestite le informazioni. Un amministratore può trovarsi a seguire decine o centinaia di unità immobiliari, ciascuna con documenti, contratti, regolamenti, pratiche assicurative, fornitori e richieste quotidiane. L’intelligenza artificiale è particolarmente efficace proprio nell’analisi di grandi quantità di dati e nella ricerca di informazioni. Un condomino potrebbe chiedere quando è stata approvata la sostituzione dell’ascensore oppure quale articolo del regolamento disciplina gli animali domestici. Oggi questa attività richiede spesso la consultazione di verbali e documenti archiviati. Domani potrebbe bastare una domanda formulata in linguaggio naturale.

Naturalmente esistono anche limiti importanti. Un algoritmo può interpretare un regolamento, ma non può mediare un conflitto tra vicini che si trascina da anni. Può individuare una procedura, ma non gestire le tensioni che emergono durante un’assemblea particolarmente accesa. Può classificare una segnalazione, ma non sostituire il giudizio umano quando occorre prendere decisioni complesse. È proprio qui che emerge un paradosso interessante: più l’intelligenza artificiale diventerà efficiente nelle attività tecniche e ripetitive, più aumenterà il valore delle competenze umane.

Le esperienze internazionali sembrano indicare questa direzione. Nei condomìni più avanzati, l’amministratore sta progressivamente smettendo di essere un semplice gestore di pratiche per diventare una figura di coordinamento, mediazione e supervisione. Meno tempo dedicato a cercare documenti, rispondere alle stesse domande o smistare richieste, più tempo dedicato alla qualità della vita condominiale, alla gestione dei conflitti e alla pianificazione degli interventi.

La vera domanda, quindi, non è se l’intelligenza artificiale sostituirà l’amministratore. La domanda è un’altra: cosa farà l’amministratore quando l’intelligenza artificiale si occuperà di gran parte delle attività che oggi gli fanno perdere tempo? Chi saprà utilizzare questi strumenti potrà probabilmente gestire più edifici, offrire un servizio migliore e rispondere in modo più rapido ai residenti. Chi continuerà a lavorare come vent’anni fa rischia invece di trovarsi in difficoltà in un settore che sta cambiando molto più velocemente di quanto sembri.

Perché il condominio del futuro non sarà amministrato da un robot. Ma quasi certamente sarà amministrato da professionisti che lavorano insieme ai robot.

©Riproduzione riservata

Vania Pavan

Ricevi le principali novità sul Condominio in tempo reale direttamente nella tua casella email. Iscriviti gratuitamente agli aggiornamenti di CondominioCaffe


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *