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L’Associazione C.A.N.D.E. Class Action Nazionale dell’Edilizia scende in campo sulla proroga del Superbonus

L’Associazione C.A.N.D.E. Class Action Nazionale dell’Edilizia scende in campo sulla proroga del Superbonus

Il Consigliere Nazionale Geom. Bartolomeo Murgese ci illustra le proposte da portare all’attenzione dell’esecutivo per dare risposte concrete alle attuali criticità.

La giovane, ma già particolarmente attiva sull’intero territorio nazionale, realtà rappresentata dall’Associazione C.A.N.D.E. Class Action Nazionale dell’Edilizia, nata con il fine specifico di tutelare, nell’ambito del comparto dell’edilizia, le piccole e medie imprese, i tecnici, i professionisti ed anche i cittadini, con l’obiettivo di sbloccare la libera circolazione dei crediti fiscali maturati –ed incagliati- in riferimento ai principali bonus edilizi, primo fra tutti quello normato dall’ormai celeberrimo Decreto Rilancio, per il tramite del Consigliere Nazionale Bartolomeo Murgese, fa sentire forte la propria voce, all’indomani della proposta di proroga di sei mesi del superbonus, purché, al 31 dicembre 2023, i condomini abbiano completato almeno il 60% dei lavori, accolta, pare, in modo non propriamente favorevole dal Governo Meloni.

Di seguito, la nostra intervista al Consigliere Murgese.

“Proroga Superbonus? Non ci speriamo più! La proroga della scadenza del 31 dicembre 2023 è il minimo che il Governo possa fare a tutela dei propri cittadini, che in materia di crediti d’imposta e bonus edilizi stanno vivendo un dramma senza precedenti.”

Consigliere Murgese, quali sono le proposte di C.A.N.D.E rispetto alla proroga di sei mesi riferita a quei soli condomini che abbiano già completato una percentuale di opere tanto rilevante?

“A nostro avviso, intervenire solo sui cantieri già avviati, non è sufficiente per contenere gli effetti deleteri che il blocco dei crediti ha determinato rispetto all’intero comparto edile. Occorre predisporre la medesima misura della proroga di sei mesi anche per quegli edifici che abbiano semplicemente già presentato le CILAS nei tempi consentiti dalla norma. Optare diversamente, per noi di C.A.N.D.E, significherebbe mortificare ulteriormente l’attività corposa che sta a monte dell’intera filiera produttiva.”

Cosa intende, esattamente, con questa affermazione Consigliere?

“Per protocollare un titolo edilizio occorrono mesi e mesi di lavoro tecnico tra sopralluoghi, reperimento documenti, accesso agli atti, genio civile, rilievi, assemblee, acquisizione dei verbali, studio di fattibilità, capitolati e computi metrici, presentazione e ritiro offerte alle/dalle imprese, accettazione offerta e contratto d’appalto, ex legge 10, piani di sicurezza, notifiche preliminari, eventuale occupazione suolo pubblico ecc. ecc. Limitare la proroga ai soli condòmini che abbiano eseguito il 60% delle opere equivarrebbe a vanificare l’attività di chi, non per propria colpa, ma spesso per cause esterne, non ha raggiunto uno stato d’avanzamento delle opere tanto importante, pur avendo, nei tempi di legge, osservato scrupolosamente il dato normativo.”

E se individuate con chiarezza l’estensione della proroga quale misura per favorire la ripresa dei cantieri, qual’è, Consigliere Murgese, la proposta dell’Associazione rispetto ai crediti incagliati?

“Noi di C.A.N.D.E. Class Action Nazionale dell’Edilizia, indichiamo una strada ben precisa: l’apertura alle partecipate. La Banca dello Stato Medio Credito Centrale, potrebbe in prima istanza acquistare tutti i crediti ad oggi incagliati e a sua volta ricederli alle multinazionali, alle assicurazioni ed alle partecipate che da sole coprono l’intero gettito fiscale del paese. Se poi contribuissero anche Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, anch’essi a partecipazione statale, diventerebbe tutto più fluido, circolante e con un ritorno al PIL dai numeri invidiabili.”

A vostro avviso, è questa l’unica strada effettivamente percorribile per favorire la ripresa delle cessioni?

“No, è una delle strade percorribili, ma non è l’unica. Si potrebbe, ad esempio, abbinare all’apertura alle partecipate e ad un intervento diretto del Medio Credito Centrale, la strada della compensazione dei tributi già iscritti a ruolo e scaduti per le aziende che hanno i cassetti fiscali attualmente saturi. Consentire, infatti, alle imprese che operano nel settore, questa forma di compensazione significherebbe svuotare il loro cassetto fiscale, favorendo ulteriori acquisti. Questa, per noi di C.A.N.D.E., potrebbe essere la soluzione ulteriore, che, in aggiunta al meccanismo dello scarico delle rate previste dalla rottamazione quater (rispetto alla quale, si manifestano comunque alcune perplessità quanto alla sostenibilità effettiva dei piani di rientro concordati), potrebbe rappresentare, ai nostri fini, l’uovo di colombo.”

Non resta che attendere, dunque, gli sviluppi dei prossimi giorni, con la certezza che C.A.N.D.E., anche attraverso l’opera del Consigliere Nazionale Murgese, che ringraziamo per l’intervista, e del Direttivo tutto, sarà presente, al fianco dei propri associati, nel tentativo evidente di contribuire fattivamente al dialogo con le istituzioni, che, allo stato, pare essere la strada maestra da percorrere per favorire la ripresa dell’attività edilizia e dello scambio dei crediti che segnano, ormai, il passo in maniera evidente.

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Avv. Roberto Rizzo

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