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L’ultimo blitz dell’Unione Europea: le case che consumano energia, vanno rottamate

L’ultimo blitz dell’Unione Europea: le case che consumano energia, vanno rottamate

In arrivo una rivoluzione immobiliare che non risparmierà gli appartamenti ubicati in condominio.

Come per le automobili da rottamare e come per le lavatrici d’annata, l’ultimo blitz dell’Unione Europea si è manifestato improvvisamente ai proprietari di case per chiedere conto delle prestazioni energetiche di muri, infissi, impianti e mattoni, minacciando di stroncare il mercato di vendite e affitti già dall’ormai prossimo 2027.

La notizia è già sulla bocca di tutti, anche se la nuova direttiva EPBD sulle performance degli edifici (energy performance of buildings directive) verrà presentata solo martedì prossimo unitamente alle linee guida da attuarsi in maniera progressiva, con l’obiettivo di portare tutti i palazzi europei a emissioni zero entro l’anno 2050.

Una rivoluzione immobiliare che  non risparmierà gli appartamenti ubicati in condominio, ai quali vengono assegnate strette scadenze per gli adeguamenti di classe energetica, pena l’impossibilità di essere “monetizzabili” e dunque legittimati a rappresentare quel valore economico che noi tutti, ad oggi, normalmente intendiamo.

Perché questa mazzata improvvisa? Come mai questa brutta sorpresa? E perché proprio in questo grave momento di crisi?

C’è aria di cambiamento, in Europa, e se il programma Next Generation Eu si è innestato nel bilancio a lungo termine dell’UE rivelandosi come il primo, necessario strumento per stimolare la ripresa, esso non poteva che coincidere con l’immediato obiettivo di puntare finalmente ad ottenere un continente più ecologico, digitale e resiliente.

Così, in Italia, mentre annaspiamo nella solita giungla di emendamenti cercando disperatamente di comprendere se, come e quando riusciremo a rifare gratis le facciate degli stabili, abbiamo letteralmente perso di vista il fatto che l’Europa, dietro ai finanziamenti concessi per attivare il nostro Pnrr, ha in animo qualcosa di molto diverso.

Ottocento miliardi di euro, fra prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti effettuati dagli Stati membri, si dirigono infatti – come detto – alle opportunità di transizione ecologica che qui da noi, visti i non proprio lusinghieri risultati ottenuti finora, hanno intanto impattato – e purtroppo travolto – il settore dell’edilizia.

Se è vero – come dicono da Bruxelles – che  “con Next Generation Eu renderemo i nostri edifici e spazi pubblici più efficienti sotto il profilo energetico”, noi del Belpaese dobbiamo intanto sperare che l’ingiustificata impennata dei costi dei materiali necessari per il raggiungimento dell’obiettivo venga immediatamente bloccata.

E dobbiamo pure auspicare, fra un urgente decreto antifrode ed ogni sua immediata rimodulazione, che non esploda la protesta sociale al posto di quella “coesione”, sociale, così amabilmente descritta nella famosa “missione cinque” contenuta all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza cui l’Europa ha creduto appena quattro mesi fa.

Torniamo dunque al punto. Vogliamo i finanziamenti e le sovvenzioni? Dobbiamo rigare dritto e capire prima cosa vuole l’Europa. Chiediamo soldi per gli edifici green ed ecocompatibili? Dobbiamo mantenere le promesse. Ecco perché ora, al primo banco di prova, ci stracciamo le vesti quando viene paventata la rottamazione degli immobili.

A proposito di promesse: Next Generation Eu, leggiamo sul sito istituzionale, si sviluppa sul concetto di uguaglianza, che significa “pari opportunità economiche e sociali per tutti”. Chi lo racconta, adesso, ai benestanti padroni di villette fuori cintura che loro non possono competere, causa Isee, con i non meno fortunati proprietari cittadini di attici con vista?

©Riproduzione riservata

Avv. Michele Zuppardi

Viale Trentino, 79 - 74121 Taranto (TA) 099 735 3000 postazuppardi@gmail.com http://www.studiozuppardi.it

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