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Lunga vita agli incentivi fiscali sulla casa? Amnesie, verità non dette e palesi contraddizioni

Lunga vita agli incentivi fiscali sulla casa? Amnesie, verità non dette e palesi contraddizioni

Manca un disegno organico su tutti i bonus rivolti al bene casa.  Il Superbonus 110% non può essere uno strumento strutturale, il richio per i conti  pubblici sarebbe stratosferico.

 

Dopo la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2021 (Nadef), che ha prospettato tempi più agevoli per l’utilizzo del Superbonus, il popolo dei consumatori e molti addetti al comparto edile hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo ritenendosi più che soddisfatti per la volontà positiva manifestata dal Governo in vista dell’ormai prossima approvazione della legge di bilancio.

E pur se sfiancati dal susseguirsi di interpretazioni, chiarimenti e velate minacce di controlli fiscali a oltranza, l’avvenuta conquista di poter riqualificare “gratuitamente” gli immobili per altri due anni appare come una manna dal cielo capace di annacquare – e relegare fra le tante verità nascoste – ogni pur necessaria e oltretutto doverosa valutazione sulla bolla speculativa che sta interessando il settore.

Abbiamo già evidenziato, su queste colonne, quanto il mercato delle costruzioni sia divenuto “drogato” in poco più di un anno, anche a causa dell’improvvisa “inclinazione” dell’imprenditoria nostrana ad operare in campo edile costituendo aziende a iosa, portata alla luce da statistiche che hanno davvero dell’incredibile e che hanno registrato – nel giro di pochi mesi – un numero di “new entry” pari addirittura a ben cinquemila nuove unità.

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E abbiamo pure sottolineato quanto grave risulti l’incremento immotivato del costo delle materie prime, che insieme alla dubbia operatività di fantomatici e improvvisati General Contractor rischia di rendere irreversibile, con la scusa del tanto sbandierato tuttogratis, quella già nota condizione di sofferenza di un malato – il comparto edile – sul quale si rilevano valori clinici impazziti, del tutto sballati e perciò assai preoccupanti.

Naturalmente, c’è di più. Sfugge, a quanto sembra, la mancanza di un disegno organico su tutti indistintamente i bonus statali, e manca soprattutto la certezza che gli incentivi – una volta varati – mantengano lunga vita – e in buona salute – compenetrandosi in modo chiaro e credibile con le aspettative di chi ha lavorato una vita per guadagnarsi la proprietà della casa ed oggi giustamente non vuole – e proprio non sopporta – restare “appeso” e col cerino in mano.

La domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto  tutti i bonus casa in scadenza a fine anno? E che fine ha fatto il bonus facciate? Cosa accadrà a coloro che non riusciranno a terminare i lavori entro fine anno? Siamo alla prima decade di ottobre e non si sa nulla.

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E mentre il Ministro all’Economia Daniele Franco tiene a precisare che “il settore non può crescere a dismisura” in quanto “come spesso accade si rischia poi di creare bolle”, nel Nadef  in osservazione si rileva che  “gli indicatori congiunturali tracciano segnali positivi per i prossimi mesi, anche per via dei notevoli incentivi fiscali a supporto del settore e dell’efficientamento energetico e antisismico degli edifici”.

Tutto chiaro? Si, no, forse. Mentre cerchiamo di capire cosa realmente stia accadendo, e mentre interpelliamo amministratori, architetti, ingegneri e imprese edili sulle possibili iniziative tecniche da intraprendere a beneficio dei nostri immobili, dobbiamo per ora accontentarci di sapere – come scritto nello stesso Nadef – che “sarà previsto il prolungamento di diverse misure di rilievo economico e sociale, fra cui il Fondo di Garanzia per le PMI e gli incentivi all’efficientamento energetico degli edifici e agli investimenti innovativi”.

Nel frattempo, coloro i quali hanno aderito al famoso “bonus facciate” non sanno che pesci prendere, e pure il bonus verde, il bonus casa, e l’ecobonus attendono (e sperano) in chiare risposte governative delle quali, ovviamente, non vi è assolutamente alcuna traccia scritta all’interno del plaudito documento che “tranquillizza” – e continua a celebrare –  la irresistibile ascesa del Superbonus 110.

Meno male che dopo le parole del Vice Ministro all’Economia Laura Castelli, puntualissima nel segnalare che il mitico tuttogratis di Stato “è una misura che funziona molto bene, oltre ad essere uno dei principali pilastri della transizione ecologica, e sta aiutando l’economia del Paese a ripartire”, ci ha pensato il Ministro in persona, Daniele Franco, ad aggiustare il tiro: “nella legge di bilancio stiamo valutando in che modo possa essere prorogato tutto l’insieme degli interventi, 50, 60 e 110”, – egli ha detto – mentrelo strumento al 110% non può essere strutturale in quanto è molto costosoe per giunta, “se lo Stato paga ciascun italiano integralmente la spesa“, il rischio è “un effetto sui conti pubblici stratosferico”.

Manca solo un dettaglio, dunque. Se i cappotti termici costavano quaranta euro al metro quadro prima del Superbonus 110, perché adesso costano molto più del doppio?

L’economia riparte, ci vien detto. Ma ancora non è chiaro chi ne sopporterà il costo.

©Riproduzione riservata

Avv. Michele Zuppardi

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