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Ma il Decreto Aiuti chi aiuta effettivamente?

Ma il Decreto Aiuti chi aiuta effettivamente?

Si continuano a scrivere e modificare norme contraddittorie fra loro, le quali, anziché risolvere i problemi, li complicano ulteriormente.

Il Decreto Aiuti, convertito in legge lo scorso 16 luglio, ha nuovamente modificato l’originario Decreto Rilancio. In totale le novelle si possono così ripartire:

  • 3 arrivate dal Governo Conte;
  • 15 arrivate dal Governo Draghi;
  • più che di correttivi normativi,

Pare di assistere ad uno psicodramma normativo del quale non si intravede ancora una cura definitiva.

Per quanto attiene il superbonus, gli operatori si attendevano che gli “aiuti” consistessero nello sblocco delle cessioni dei crediti, ma sono stati accontentati solo in parte, tanto che già si profila l’urgenza dell’ennesimo intervento di correzione.

Il legislatore ha previsto, infatti, in alternativa alla detrazione fiscale, la possibilità che le banche cedano i crediti ai loro correntisti business (professionisti, imprese, partite IVA). Tale liberalizzazione era stata richiesta a gran voce dagli istituti di credito e dalle imprese per superare il blocco delle cessioni stabilito dai decreti precedenti varati nel tentativo di arginare le truffe (arrivate comunque a 5,6 miliardi di euro), ma che di fatto avevano portato all’inceppamento dell’intero meccanismo del superbonus, con cantieri già iniziati senza la certezza di ottenere la liquidità per proseguirli, stante l’esaurimento del plafond a disposizione delle banche.

Purtroppo, il riavvio delle cessioni disposto dall’articolo 14, comma 2 lettera b) subisce un brusco stop dall’art. 57, comma 3, dello stesso Decreto “Aiuti”, che circoscrive la cessione ai crediti acquisiti sulla base delle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022.

Cosa significa? Che restano in vigore (almeno fino al 30 aprile 2022) i regimi transitori generati dai Decreti-Legge che hanno modificato la cessione del credito. Sconti e cessioni inviati all’Agenzia delle Entrate prima dell’1 maggio 2022 seguiranno le loro regole transitorie, mentre quelle nuove del Decreto Aiuti si applicheranno non dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta della legge di conversione del Decreto Aiuti (16 luglio 2022) ma, come prevede l’art. 57, comma 3, dall’1 maggio 2022.

Un’efficacia retroattiva limitata che non risolve il problema dei crediti incagliati sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate da gennaio 2022

Come fare? È già stato predisposto un emendamento che mira ad abrogare l’articolo incriminato, così da consentire la liberalizzazione delle cessioni anche ai crediti antecedenti al 1 maggio 2022 e su tale correzione c’è già il consenso di Governo e forze politiche.

L’emendamento dovrebbe rientrare nel ddl “Semplificazione fiscale”, ma è stato bocciato dal Comitato dei Nove, composto dai relatori e dai rappresentanti dei gruppi della Commissione che ha svolto l’esame su tale ddl, il quale l’ha ritenuto inammissibile al pari di precedenti emendamenti.

Se non potrà entrare in tale disegno di legge, allora l’alternativa è inserirlo nel prossimo Decreto Aiuti bis già in corso di redazione. Altro non è possibile fare, considerato che il Governo è dimissionario, pertanto potrà occuparsi solo “del disbrigo degli affari correnti” come prevede la Costituzione. D’altra parte, stante lo scioglimento delle Camere, anche il Parlamento potrà limitarsi solo ad approvare proroghe di misure già disposte e sulle quali c’era già consenso maggioritario, oltre a convertire in legge i provvedimenti d’urgenza del Governo.

In altre parole, si continua a scrivere norme contraddittorie fra loro, le quali, anziché risolvere i problemi, li complicano ulteriormente.

E’ evidente che una liberalizzazione delle cessione parzialmente retroattiva crea inique discriminazioni fra i soggetti beneficiari del credito edilizio solo su un presupposto temporale (ante e post 1 maggio), lasciando impantanato nel regno dei regimi transitori chi aveva effettuato i lavori nel 2021 e sbloccando, invece, solo chi ha iniziato i lavori nel 2022 o ha effettuato le comunicazioni di cessione recentemente. In ogni caso, l’emendamento per superare questo impasse è pronto e, nonostante il parere negativo del Comitato dei nove, dovrebbe passare godendo già del largo consenso di Governo e forze politiche.

Comunque, il vero quesito è un altro: quale sarebbe il beneficio per artigiani, imprese e professionisti di acquistare crediti edilizi? Solo di poterli portare in detrazione? Un vantaggio non così appetibile, considerando l’onerosa responsabilità solidale nel caso in cui vengano riscontrate un domani irregolarità da parte del Fisco. Diciamocelo: ma chi glielo fa fare ai clienti business delle banche di acquisire tali crediti? Probabilmente anche le banche si saranno poste lo stesso interrogativo e quindi staranno predisponendo qualche prodotto finanziario da allegare alla cessione per invogliare i propri correntisti. Esemplificando al massimo: caro cliente, vuoi un finanziamento a tasso agevolato? Un’apertura di credito a condizioni particolari? Pronti, ma ti devi prendere anche questo superbonus incagliato da 6 mesi.

Siccome l’economia è circolare, andrà a finire che il superbonus, anziché venire finanziato dallo Stato e dalle banche, tornerà sulle spalle già deformate e doloranti dei privati.

L’Amministratore di Condominio e il Superbonus. Dalla manovra finanziaria 2022 alle modifiche del decreto-legge 25 febbraio 2022 n.13

©Riproduzione riservata

Avv. Ester Soramel

Associazione Consumatori Attivi

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