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Manovra Finanziaria 2024: come cambiano (in peggio) le tasse sulla casa

Manovra Finanziaria 2024: come cambiano (in peggio) le tasse sulla casa

In base alla bozza della Manovra ecco come potrebbero aumentare alcune tasse sulla casa.

Con i suoi 91 articoli la Manovra Finanziaria 2024 è pronta ad approdare in Parlamento. Circola, già da alcune ore, una bozza del provvedimento. Si parla ovviamente anche di tasse. Se da un lato la Legge di bilancio prevede il taglio del cuneo fiscale e la riduzione del canone Rai, ci sono anche numerosi aggravi a carico dei proprietari di casa.

Ecco le principali novità in fase di approvazione:

  • Cedolare secca. Come avevamo già anticipato, la discrezione è stata confermata, perché nella bozza del provvedimento è previsto un cambio nel regime fiscale degli affitti brevi: c’è l’aumento della cedolare secca e della ritenuta d’acconto per i canoni di locazione, che passano dal 21% al 26%. Interessate, ad esempio case vacanze e bed and breakfast. In seguito ad un accordo con la maggioranza è stato introdotto anche  il codice identificativo servirà a tracciare tutti quelli che affittano un appartamento. Secondo quanto proposto sarà necessario per iscriversi a piattaforme come Booking o Airbnb. Confermato l’aumento al 26% dell’aliquota dalla seconda alla quarta casa messa in affitto fino a 30 giorni, specificando che per la prima resta al 21%. C’è l’impegno di destinare il gettito derivante – circa un miliardo di euro secondo stime circolate nella riunione – alla riduzione delle tasse sulla casa.
  • Case all’estero. Sale l’imposta su immobili all’estero. L’imposta sul valore degli immobili situati all’estero sale dallo 0,76% all’1,06%. Dal 2016 l’imposta non si applica al possesso degli immobili adibiti ad abitazione principale.
  • Plusvalenze sulla vendita di immobili su cui siano stati effettuati interventi con il Superbonus. Da gennaio 2024 le plusvalenze sulla vendita di immobili su cui siano stati effettuati interventi con il Superbonus conclusi da non più di 5 anni non saranno considerati “redditi diversi”. Il 26% di tasse, quindi, sarà calcolato sull’intera plusvalenza e non su quella “scontata” del costo della ristrutturazione. Sono esclusi gli immobili acquisiti per successione e adibiti a prima casa per la maggior parte dei 5 anni precedenti. Inoltre, si legge sempre nella bozza, che “l’Agenzia delle Entrate dovrà accertare se siano state presentate le dichiarazioni di aggiornamento dei dati sull’accatastamento degli immobili oggetto del superbonus, “anche ai fini degli eventuali effetti sulla rendita”. L’Agenzia potrà verificare l’informazione “sulla base di specifiche liste selettive elaborate con l’utilizzo delle moderne tecnologie di interoperabilità e analisi delle banche dati”.

La parola passa al Parlamento: tutto da vedere se confermerà la stretta o se ci saranno emendamenti.

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A cura della Redazione

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