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“Morte accidentale di un amministratore di condominio”: il giallo che svela il cuore (nero) della vita condominiale

“Morte accidentale di un amministratore di condominio”: il giallo che svela il cuore (nero) della vita condominiale

Morti sospette, vicini impiccioni e la realtà tragicomica della vita in condominio raccontata da Giuseppina Torregrossa. Un giallo che fa sorridere e riflettere chi ogni giorno ha a che fare con riunioni, liti e regolamenti.

La vita scorre (in-)quieta in un palazzo romano come tanti.

L’ascensore si blocca, le bollette che lievitano, le scale che diventano teatro di chiacchiere e occhiatacce tra i condomini che si salutano con un finto sorriso.

Tutto nella solita (a-)normalità, quindi.

Finché, un giorno, l’amministratore Guido Squillaci – amato da pochi e sopportato da tutti – ci lascia le penne.

“Morte accidentale”, si dice. Ma sarà davvero così?

Giuseppina Torregrossa, con il suo stile ironico e acuto, ci accompagna in un viaggio tra le pieghe di un microcosmo conosciamo fin troppo bene: il condominio.

Il suo romanzo “Morte accidentale di un amministratore di condominio” è un ritratto affilato e a tratti spietato della convivenza forzata che tutti, prima o poi, sperimentiamo.

Chi ha ucciso l’amministratore? E soprattutto: chi lo rimpiange?

A mettere in moto l’indagine è Bianca Stanchi, ex funzionaria ministeriale in pensione, un’arguta una donna dal piglio deciso e dalla memoria lunga e regina dell’assemblea condominiale, non è convinta.

Convinta che dietro l’apparente fatalità si nasconda un delitto, inizia a indagare con piglio investigativo e una buona dose di sarcasmo. Con lei, una rassegna di personaggi perfettamente riconoscibili: il condomino invadente, la vedova acida, l’avvocato in pensione, la domestica impicciona. Ogni figura è uno specchio fedele (e impietoso) delle piccole grandi nevrosi del vivere condominiale.

Torregrossa è bravissima nel restituire i tic e le meschinità del vivere comune. Non ci sono eroi nel suo condominio, ma solo persone, spesso esasperate, ognuna con la propria ragione per avercela con Squillaci.

Tra vedove astiose, avvocati logorroici, portieri curiosi e inquilini che si odiano da anni senza ricordarne più il motivo, il romanzo scorre con ritmo e intelligenza.

Oltre il romanzo, una seduta di terapia condominiale

Chi amministra condomìni – o semplicemente ci vive – non potrà non riconoscersi in certi passaggi. L’autrice sa bene che il lavoro dell’amministratore è un mestiere difficile, spesso invisibile, sempre ingrato. Il suo protagonista 8(che poi tanto protagonista non è, visto che muore subito!) diventa il bersaglio perfetto di tensioni, sospetti e vecchi conti in sospeso.

Ma non è solo una questione di mistero: Torregrossa ci racconta quanto possa essere faticoso e delicato tenere insieme persone diverse, esigenze opposte, rancori sedimentati. E lo fa con leggerezza, senza mai cadere nel banale o nello stereotipo.

Morte accidentale di un amministratore di condominio è un romanzo divertente, a tratti esilarante, ma anche una piccola lezione su quanto la convivenza richieda pazienza, compromessi e – perché no – un pizzico di ironia. È una lettura consigliata non solo a chi lavora nel settore immobiliare, ma a chiunque voglia guardare con uno sguardo nuovo alle dinamiche (spesso surreali) del vivere in condominio.

©Riproduzione riservata

Avv. Peter Lewis Geti

Via Curtatone e Montanara, 28 - 56126 Pisa (PI) studio@avvocatogeti.com http://www.avvocatogeti.com

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