Le polizze assicurative contro calamità naturali sembrano offrire una protezione limitata per i proprietari di immobili. Assoutenti lancia l’allarme riguardo le coperture parziali e i numerosi limiti delle assicurazioni attualmente disponibili. Gabriele Melluso, presidente dell’associazione, mette in luce le criticità: “Il costo delle polizze varia in base a fattori come il valore dell’immobile e la sua posizione geografica, ma molti elementi restano scoperti. Le aree esterne della casa, come balconi, antenne satellitari, pannelli fotovoltaici, tetti e canne fumarie, non rientrano nel risarcimento in caso di danni da eventi atmosferici”.
La denuncia di Assoutenti non si ferma qui. L’associazione evidenzia come i terremoti, le alluvioni e altri fenomeni estremi siano spesso esclusi dalla copertura delle polizze generali, richiedendo polizze specifiche per ogni tipo di rischio naturale. Melluso sottolinea inoltre un altro aspetto problematico: “In caso di calamità, molte assicurazioni rimborsano solo se anche le abitazioni vicine hanno subito danni, penalizzando così chi è stato l’unico a subire un evento catastrofico”.
In aggiunta, le franchigie e gli scoperti previsti da molte compagnie sono sempre più elevati, rendendo il rimborso potenzialmente limitato e scoraggiante per chi cerca di proteggere la propria casa da eventi imprevisti. Le cifre coperte dalle polizze risultano spesso inferiori rispetto alle reali necessità di chi subisce un danno, creando ulteriori disagi ai proprietari.
L’UPPI e la difesa dei proprietari: “non può essere una nuova tassa”
In questo contesto, l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari (UPPI) si fa portavoce di una preoccupazione crescente tra i proprietari. La proposta di rendere obbligatorie le polizze contro le calamità naturali è vista con diffidenza. Fabio Pucci, presidente nazionale dell’UPPI, mette in guardia contro il rischio di trasformare l’assicurazione in un ulteriore balzello per i proprietari, già colpiti da una pressione fiscale elevata.
Secondo Pucci, imporre un’assicurazione obbligatoria senza interventi concreti nella gestione del territorio appare come un’ingiustizia. “Le calamità naturali come alluvioni e frane sono spesso il risultato di una cattiva gestione del territorio da parte dello Stato e degli enti locali”, sottolinea Pucci. Gli errori nelle politiche di pianificazione urbana, la mancanza di manutenzione delle infrastrutture e decisioni politiche errate hanno aggravato la vulnerabilità di molte aree.
Per l’UPPI, far ricadere questi costi sui privati, che spesso non hanno colpa delle situazioni di rischio, rappresenta un ulteriore peso economico ingiusto. “Pagare per proteggersi da calamità che potevano essere prevenute è una profonda ingiustizia”, conclude Pucci, facendo eco alle preoccupazioni di molti piccoli proprietari immobiliari. L’associazione chiede quindi un ripensamento delle politiche assicurative, affinché non siano i cittadini a doversi fare carico di inefficienze e mancanze che andrebbero gestite a livello pubblico.
In conclusione, se da un lato Assoutenti denuncia le gravi lacune delle polizze assicurative, dall’altro l’UPPI invita a non trasformare l’assicurazione contro le calamità naturali in un nuovo fardello fiscale, auspicando invece una maggiore responsabilità da parte delle istituzioni nella gestione del territorio.
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