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Pubblica amministrazione, riqualificazione urbana e amministratori condominiali: quale futuro?

Pubblica amministrazione, riqualificazione urbana e amministratori condominiali: quale futuro?

Fra housing sociale e green economy, le amministrazioni locali faranno la differenza

La puntata di Condominio Caffè Live andata in rete ieri, in diretta, sulla pagina Facebook della radio ufficiale dell’avvocatura Iuslaw Webradio ha visto ospite l’avvocato Francesco Disanto del Foro di Foggia, specializzato in diritto del lavoro e sicurezza sociale, chiamato dal nostro direttore di testata Michele Zuppardi e dal nostro capo della redazione Roberto Rizzo a discutere – insieme al patron dell’emittente Angelo Marzo – sui rapporti fra enti civici e amministratori condominiali in relazione alla riqualificazione urbana anche a seguito dei nuovi indirizzi e orientamenti normativi in tal senso.

Cosa è uscito fuori dal talk radiofonico? Quali riflessioni hanno interessato gli ascoltatori?

Ecco qui di seguito il riassunto, redatto proprio dall’avvocato Francesco Disanto, al quale Condominio Caffè Live e Iuslaw Webradio porgono uno speciale ringraziamento per la particolare competenza offerta a beneficio di tutti gli addetti del settore.

Avv. Francesco Disanto

La rigenerazione urbana è un tema che – come mai in questo periodo – sembra essere particolarmente in voga, e il punto nodale dell’interazione fra pubblica amministrazione e amministratori condominiali è da individuarsi nella ricerca dei giusti strumenti per ridurre drasticamente la distanza che ancora esiste tra queste due figure di operatori territoriali.

Se i gestori degli edifici sono i “primi rigeneratori” delle città, in quanto direttamente investiti delle problematiche legate alla prevenzione del degrado degli immobili che amministrano, gli enti civici hanno atteso troppo tempo per approfondirne le tematiche e creare l’humus ideale utile alla necessaria osmosi fra i soggetti operanti a diverso titolo in questo settore.

Oggi, però, numerose iniziative si impongono.

Basti pensare all’housing sociale, previsto nel piano nazionale di ripresa e resilienza, ossia quella tipologia di intervento immobiliare e urbanistico che consiste nel garantire in locazione una soluzione abitativa a individui e nuclei familiari del ceto medio, il cui reddito non sia tale da consentire l’acquisto di una prima casa.

E basti ricordare, ancora, quel modello di economia chiamato “green economy”, che mira alla riduzione dell’impatto ambientale mediante interventi mirati all’uso di energie rinnovabili, alla riduzione dei consumi e al riciclaggio dei rifiuti, anch’esso rientrante nel più ampio concetto di rigenerazione urbana.

Ecco dunque come l’amministratore condominiale, in compartecipazione con le amministrazioni locali ed il terzo settore, possa e debba ritenersi già – a giusto titolo – il primo, utile anello di una catena che non può e non deve prescindere dal serrato confronto con la pubblica amministrazione, soprattutto nell’ottica del migliore recupero delle periferie e dei centri rurali degradati.

Non dimentichiamo, infatti, che Il gestore delle proprietà comuni, proprio in virtù del ruolo che ricopre, è il primo  – e spesso l’unico – in grado di intercettare le istanze dei suoi amministrati e di poter apportare valore aggiunto agli edifici delle città, pur non potendo contare su una macchina amministrativa comunale snella, efficace e soprattutto pronta all’ascolto.

Va bene legiferare, dunque, e vanno bene la riqualificazione, la ripresa e la resilienza. Ma le concrete prospettive di vera attuazione delle prescrizioni non possono non passare da ben precise e mirate scelte di governo del territorio, nell’ottica della piena e continua valorizzazione dei nostri agglomerati urbani oltrechè del nostro tessuto sociale.

A cura della Redazione


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