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Qual è il punto cieco che fa vincere i più litigiosi?

Qual è il punto cieco che fa vincere i più litigiosi?

Non vince chi ha ragione. Vince chi resiste di più nel conflitto.

Vediamo se ti suona familiare questa scena: assemblea con intervento da approvare e una questione pratica da risolvere.

All’inizio sembra tutto semplice, vero? Poi una persona prende la parola. Fa una domanda. Poi un’altra. Poi solleva un’obiezione. Poi cita una norma, magari fuori contesto.
Alza leggermente il tono…. eee.. BOOOM!

Da quel momento, la riunione cambia. Non si sta più decidendo. Si sta reagendo. E, quasi sempre, succede la stessa cosa: gli altri si stancano prima.

Qualcuno smette di intervenire. Qualcuno pensa “non ne vale la pena”. Qualcuno si affida all’amministratore.

Quello che era partito come un confronto… diventa uno spazio occupato.

Ecco il punto cieco: pensare che sia una questione di comunicazione

Il modo più comune di leggere queste situazioni è: “bisogna comunicare meglio”. Quante volte avrai alternato questo pensiero alle imprecazioni verso il solito soggetto rompiscatole!!

Ti dici: ci vuole più chiarezza. Più educazione e più dialogo…
È rassicurante vero? Ma certamente è incompleto perché parte da un presupposto sbagliato e cioe’: che tutte le persone coinvolte vogliano davvero arrivare a una soluzione.

Non è così.

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Quando una situazione si carica di tensione, il cervello cambia obiettivo. Non cerca più collaborazione. Cerca posizione.

Chi parla non sta solo esprimendo un’opinione. Sta occupando spazio, definendo ruoli, testando quanto può spingersi. Ed e’ proprio qui nasce il punto cieco:

–>continuiamo a rispondere con logica e buone maniere
–>a comportamenti che stanno giocando su un piano diverso

Due linguaggi diversi nella stessa stanza

Nelle dinamiche di gruppo convivono sempre due livelli. Il primo è quello esplicito: le parole, le regole, le decisioni.

Il secondo è quello implicito: tono, ritmo, presenza, capacità di reggere la tensione.

Chi vive il conflitto come uno strumento si muove su entrambi.
Chi vuole solo “stare tranquillo” resta sul primo.

Ed e’ così che si crea uno squilibrio! Non perché uno sia più intelligente, ma perché sta usando più leve.

Quindi perché il più litigioso finisce per vincere?

Non serve essere particolarmente brillanti. Serve essere più resistenti.

Più disponibili a:

  • insistere
  • ripetere
  • alzare il livello di tensione
  • restare nel conflitto più a lungo degli altri

In molti contesti internazionali questo è stato osservato chiaramente. Nei sistemi condominiali tedeschi e nei paesi nordici, ad esempio, le riunioni sono spesso più brevi e strutturate non perché le persone siano più “civili”, ma perché:

  • gli interventi sono regolati nei tempi
  • le decisioni seguono processi rigidi
  • chi devia viene riportato rapidamente al tema

Negli Stati Uniti, nei contesti di homeowners associations, esiste una forte formalizzazione delle comunicazioni: le contestazioni devono essere presentate in forma scritta e con criteri precisi.
Questo non elimina il conflitto, ma ne limita l’effetto più pericoloso: la dilatazione infinita. In Italia, invece, succede spesso il contrario: si lascia spazio,  si ascolta tutto e si prova a mediare, ed é proprio questo spazio che diventa il terreno perfetto per chi lo sa occupare.

E allora come si fa? La leva invisibile: energia, NON CONTENUTO

Uno degli errori più frequenti è rispondere ai contenuti secondo questo schema che ci viene naturale:

Obiezione → risposta
Critica → spiegazione
Attacco → difesa

Sembra corretto vero? Peccato che spesso non funziona perché il contenuto è solo la superficie. Sotto c’è un’altra dinamica: chi guida il ritmo della conversazione, guida la situazione.

RICORDA:

Chi fa più domande, sposta il focus.
Chi interrompe, rompe la linearità.
Chi alza il tono, cambia il livello emotivo. E gli altri, quasi sempre, si adattano.
Cosa cambia quando inizi a vedere il punto cieco
Quando smetti di leggere queste situazioni come “problemi di comunicazione” e inizi a leggerle come dinamiche di gestione dello spazio, cambia tutto. Non cerchi più la frase giusta ma cambi postura.

 

Tre leve concrete (che funzionano davvero)

1. Strutturare prima che emerga il conflitto

Non aspettare che la discussione degeneri. Quindi organizzati per tempo con

  1. Ordine del giorno chiaro.
  2. Tempi definiti.
  3. Modalità di intervento esplicitate.

All’estero è normale ,in Italia viene vissuto come modalità  “rigida”, quando invece è proprio ciò che evita che la riunione venga “presa in ostaggio”.

2. Spostati dal parlato allo scritto

Il conflitto vive bene nell’improvvisazione. Molto meno nella formalizzazione quindi prova a richiedere che le contestazioni e richieste vengano presentate per iscritto:

  • abbassa il tono
  • rallenta l’escalation
  • seleziona ciò che è davvero rilevante

È una delle leve più sottovalutate e più efficaci.

3. Non alimentare il ciclo reattivo

Chi usa il conflitto ha bisogno di risposta, non necessariamente di accordo. Tuttavia spiegare troppo, giustificarsi, entrare in ogni punto…mantiene attiva la dinamica.
Ridurre, sintetizzare, riportare al tema…la interrompe. Non è freddezza e’ gestione e, in alcune circostanze con alcuni soggetti e’ sanità’ mentale.

Non è questione di carattere

Qui molti si fermano. “Eh ma io non sono fatto così.” “Non mi piace lo scontro.” Ma fai attenzione, non ti confondere: non serve diventare aggressivi, serve smettere di essere prevedibili. Perché oggi il punto cieco non è il litigioso, ma chi continua a comportarsi come se bastasse essere ragionevoli.

La domanda giusta

Smetti di chiederti: “Come faccio a comunicare meglio?” E passa a: “Dove sto lasciando spazio che qualcun altro sta occupando al posto mio?”
Perché nei sistemi condivisi non vince chi ha ragione. Vince chi sa restare, senza farsi trascinare.

E questa non è una questione di voce e’ una questione di posizione.

©Riproduzione riservata

Vania Pavan

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