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Riforma del condominio: le categorie chiedono una legge chiara, senza nuove confusioni

Riforma del condominio: le categorie chiedono una legge chiara, senza nuove confusioni

Un problema di metodo. Le principali associazioni degli amministratori chiedono prima il dialogo, poi le norme.

“No a leggi che creano altra confusione: le associazioni di categoria chiedono chiarezza e certezza“. Questa la richiesta della maggioranza delle associazioni di categoria di amministratore di condominio, ancora una volta coinvolti indirettamente nel gestire una proposta di legge senza passare attraverso il confronto.
“Gli amministratori di condominio da tempo subiscono in Italia la sfida di chi vuole confondere le regole in condominio” queste le parole del presidente di Oggicondominio, avv. Isidoro Tricarico, al centro del dibattito sulla nuova proposta di legge numero 2692/2025.
“Gli italiani chiedono amministratori di condomini onesti e preparati, al di là di titoli di studi è riconoscimenti vari, per questo ci battiamo da anni per avere un registro unico nazionale“, aggiunge l’avv. Tricarico “le priorità sono: un registro unico nazionale, aumento delle ore di formazione con obbligo di trascrizione nel registro unico, eliminazione amministratore interno“.

Nella lettera indirizzata all’On. Elisabetta Gardini, (vedi allegato) le principali associazioni degli amministratori di condominio esprimono apprezzamento per l’iniziativa legislativa ma chiedono un confronto immediato sulla proposta di legge n. 2692/2025. Ricordano che il settore coinvolge oltre 50.000 professionisti e milioni di cittadini, con un impatto economico significativo sull’intero comparto immobiliare. Segnalano criticità operative relative ai criteri di selezione, accesso e sostituzione degli amministratori, ai nuovi requisiti professionali e ai sistemi di controllo ipotizzati.

Richiedono inoltre chiarezza sulle responsabilità dell’amministratore e sulla sostenibilità economica degli ulteriori adempimenti previsti per condomìni e professionisti. Ritengono fondamentale evitare norme calate dall’alto e puntare invece su un testo equilibrato e realmente applicabile. Per questo chiedono formalmente un incontro — anche telematico — per contribuire con proposte migliorative basate sull’esperienza diretta maturata sul campo.
La parola passa ora ai parlamentari che intendono portare avanti la loro proposta di legge, decidendo se aprire un confronto con le associazioni di categoria o procedere ostinatamente avanti su una proposta di legge che già oggi crea molto imbarazzo.

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A cura della Redazione

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